Ieri la Russia è diventata ufficialmente il primo Paese al mondo a riconoscere come legittimo il regime dei talebani, al potere in Afghanistan dal 2021. Ad annunciarlo è staro il ministro degli Esteri afghano Amir Khan Muttaqi, al termine di un incontro con l’ambasciatore russo Dmitry Zhirnov, tenutosi a Kabul. La decisione è indicativa della volontà del Cremlino di migliorare i rapporti commerciali con i talebani, e di combattere il terrorismo islamico dell’ISIS-K.
La storia che intercorre tra le due nazioni è molto complessa; nel 1979 le truppe sovietiche invasero l’Afghanistan per instaurare un governo comunista, che rimase al comando dieci anni, prima di essere sconfitto dai mujaheddin, guerriglieri di ispirazione islamica. Nel 2003 la Russia etichettò i talebani come un’organizzazione terroristica, a causa del loro sostegno ai separatisti del Caucaso.
I rapporti tra Russia e talebani
Negli ultimi anni, tuttavia, i loro rapporti sembrano essere più distesi. La Russia, insieme alla Cina, è stato uno dei primi Paesi a riaprire la propria ambasciata a Kabul. I due Paesi, inoltre, hanno un nemico comune: l’ISIS-K, affiliato all’ISIS, responsabile dell’attentato di marzo 2024 al teatro Crocus City Hall di Mosca, in cui furono uccise centoquarantacinque persone.
Tornato al potere nell’agosto del 2021, dopo un rapido collasso dell’esercito afghano, il regime ha imposto nuovamente ai cittadini la sharia, l’insieme di princìpi morali e giuridici islamici, che i talebani applicano in maniera rigidissima e radicale.
Federica Checchia





