Esteri

“Il laboratorio di Wuhan insicuro e inadeguato”, Washington lo sapeva

Mistero ed incertezza regnano ancora intorno alla causa della pandemia, del virus che in pochi mesi ha messo in ginocchio l’intero globo. Sono tante le teorie compltottiste, come sono tante le altre teoria dichiarate negli ultimi mesi, ma ancora ad oggi rimane un mistero. Due anni prima che scoppiasse la pandemia da coronavirus, diplomatici dell’ambasciata americana a Pechino visitarono diverse volte l’istituto di virologia di Wuhan (Wiv) e rimasero così preoccupati da mandare a Washington due ‘cable’ (sensibili ma non classificati) ammonendo sulle inadeguate condizioni di sicurezza del laboratorio, che conduceva rischiose ricerche sui pipistrelli.

Lo rivela il Washington Post, anche se per ora non sono emerse prove in questo senso e la comunita’ scientifica propende per un virus proveniente dagli animali e non da provetta. Cosa accadde in quei mesi di “silenzio allerta”?

Cosa sono i “cable” che dichiararono pericoloso il laboratorio di Wuhan

I cable misero in guardia sulle carenze gestionali e di sicurezza del Wiv e proposero più attenzione e aiuti non solo per l’importanza degli studi sui coronavirus dei pipistrelli, ma anche per la loro pericolosità sull’uomo.

I diplomatici americani, tra cui esperti scientifici, informarono alcune scoperte del laboratorio cinese: “Suggeriscono fortemente che coronavirus tipo Sars dei pipistrelli possono essere trasmessi agli umani e causare malattie come la Sars. Da un punto di vista della salute pubblica, questo rende la costante sorveglianza dei coronavirus tipo Sars nei pipistrelli e gli studi sui contatti animale-umani cruciali per la previsione e la prevenzione di future epidemia di coronavirus”.

L’appello, purtroppo, cadde nel vuoto. L’autore dell’articolo del Washington Post scrisse che un alto dirigente dell’amministrazione Usa gli disse che i cable forniscono un ulteriore elemento di prova della possibilità che la pandemia sia frutto di un incidente nel laboratorio di Wuhan.

Si sostiene anche che la versione di Pechino “che il virus sia emerso dal wet market di Wuhan” è debole, citando ricerche di esperti cinesi su Lancet secondo cui il primo paziente noto di coronavirus, identificato il primo dicembre, non aveva legami col mercato e neppure oltre un terzo dei contagiati nel primo grande cluster ed il mercato inoltre non vendeva pipistrelli.

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