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L’aggressione omofoba dopo il Pride a Bari ci fa capire che c’è ancora tanto da fare

Una coppia di ragazzə è stata vittima di una violenta aggressione omofoba proprio nella serata di ieri a Bari. Le vittime hanno dovuto subire non solo gravi maltrattamenti fisici ma anche un’altrettanto violenta umiliazione verbale che ha rivelato, attraverso insulti omofobi e transfobici, la vera causa dell’attacco. I responsabili di queste atrocità sarebbero loro coetanei che, vedendo la coppia nel Parco Rossani, hanno deliberatamente deciso di aggredire le vittime fino a mandarlə in ospedale in nome di valori che giustificherebbero e anzi inciterebbero a questo modello comportamentale.

L’aggressione omofoba a Bari dopo il Pride

Photo Credits ANSA

La coppia ha immediatamente denunciato l’accaduto, poi riportato con grande dispiacere anche sulla pagina Facebook del Bari Pride, la cui manifestazione si era tenuta proprio sabato scorso, sfoggiando un corteo che ha coinvolto circa 10mila persone. È quindi ancora più rammaricante, se possibile, dover pubblicare a seguito di tante immagini di gioia e orgoglio una denuncia che ci riporta con i piedi per terra mettendoci di fronte ad una società che non sembra volersi evolvere e che in verità non sembra rispettare nemmeno i suoi stessi componenti.

Con il post è anche stata pubblicata la foto che mostra da vicino la medicazione alla testa che una delle vittime ha dovuto subire dopo l’aggressione. Lo scopo della diffusione di un’immagine abbastanza forte anche per chi non si ritiene particolarmente sensibile è quello di mostrare a quanti più possibile gli effetti della violenza umana, dell’odio omofobo e transfobico. E tutto per cosa? Per un bacio gay? Dovremmo ormai esser ben lontani da tutto questo male ed invece ancora ci uccidiamo tra noi per l’affermazione di ideologie il cui bigottismo causa più dolore di quanto non possa fare il sano amore, chiunque sia a provarlo. Si azzera davvero ogni pensiero di fronte ad uno scenario simile. Come si combatte una società che vuole vedere un suo membro sanguinante perché a suo dire non conforme con i canoni del “giusto amore”? E questo? Mandare all’ospedale un mio simile perché non ha il mio stesso orientamento sessuale, perché ha deciso di sfilare in tacchi e piume in piazza, perché mostrava amore ad una persona del suo stesso sesso, questo è amore?

La denuncia del post su Facebook

“Non possiamo rimanere in silenzio davanti alla violenza prevaricatrice che si sta diffondendo nella nostra città – è scritto nel post Facebook – con chiara matrice patriarcale, omofoba e razzista: esprimiamo tutta la nostra solidarietà allə ragazzə aggreditə. Episodi simili al parco Rossani sono toccati a ragazzi stranieri, e tante altre sono le denunce di molestie per strada contro ragazze che abbiamo contato in questi giorni. Fatti che vedono come aggressori branchi di ragazzi altrettanto giovani, sollevando interrogativi rispetto ad una vera e propria emergenza educativa”. Sono molte le aggressioni verbali che in verità si sono verificate subito dopo la parata del Pride nella stesso parco. “Prima contro un attivista, a cui è stata rotta una bandiera da un soggetto dichiaratamente fascista poi un accanimento verbale contro una ragazza trans, che le forze dell’ordine hanno avuto difficoltà a gestire utilizzando un linguaggio non consono”. 

“Nella nostra città – e nel mondo – non c’è spazio per la violenza: come organizzazioni sociali baresi, pur riconoscendo che alcune zone ad oggi hanno bisogno di una maggiore tutela, riteniamo che la risposta a questi episodi non possa essere solo di tipo securitario, con lo schieramento di forze dell’ordine per le strade. Riteniamo, anzi, che anche per le forze dell’ordine sia necessario portare avanti momenti di formazione sempre più capillari su quelli che sono veri e propri crimini d’odio verso le persone LGBTQIA+ (e che nei tribunali non possono nemmeno essere riconosciuti come tali), poiché in molti di questi casi si dimostrano impreparati nel supporto delle vittime”.

Crimi d’odio della specie umana contro se stessa

Sembra assurdo, almeno per me che scrivo come per chi più di chiunque altro combatte da sempre questa battaglia, dover ancora una volta dimostrare quanto un simile comportamento sia sbagliato. Come è possibile che non ci siano abbastanza capacità nella mente di alcuni soggetti per comprendere quanto violenze di questo, come di ogni genere, non siano tollerabili? E soprattutto, mi chiedo, come è possibile trasmettere ai ragazzi responsabili di queste atrocità contro l’umanità un modello educativo sano ed inclusivo? Quante di queste parole e di tutti i fiumi che da anni si spendono per queste lotte hanno realmente un effetto sui chi odia tanto da arrivare ad un passo dalla morte?

La specie umana è caratterizzata, tra le tante componenti, da un fattore psicologico che risponde al nome di resilienza. La resilienza è un concetto che indica la capacità umana, ma in realtà propria di ogni essere vivente, di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Per quanto ci riguarda il Pride è questo. Dietro lo sfarzo dei costumi più colorati e dei trucchi più stravaganti c’è la volontà di una comunità di affermarsi contro tutto senza mai perdere la propria identità. Per ogni attacco omofobo e/o trasfobico ci sono nel mondo migliaia di cortei che chiedono i riconoscimenti debiti.

Mi auguro con tutta me stessa che anche le vittime di quello che purtroppo non possiamo classificare come l’ultimo attacco nella storia riescano ad appellarsi alla loro resilienza. Le cicatrici che vittime di attacchi simili hanno sui propri corpi sono i segni di una lotta che merita di essere combattuta, sempre comunque. Non bisogna mai rinunciare all’amore e anzi piuttosto ardere per questo. E se chi mi ha ferito non è sufficientemente umano da vedere e gioire degli atti d’amore in ogni sua forma, il minimo che io possa fare è tornare a sfilargli accanto mostrando tutto ciò che sono e che mai devo vergognarmi di essere.

Ginevra Mattei

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