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Aprile 21, 2021, mercoledì

Stasera in tv “L’allenatore nel pallone”: quando Oronzo Canà inventò la Bizona

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Chissà in quanti attendevano Oronzo Canà, dagli spalti in tripudio, sfiorare l’erba verde dello stadio. Era la prima volta che la Longobarda arrivava in serie A. E lo faceva in grande stile, con un ingaggio, direttamente dalla Puglia, di un mediocre allenatore di serie B. Che realizzava il suo sogno: arrivare a preparare la massima serie. “L’allenatore nel pallone” è un film del 1984 del regista Sergio Martino. E tutti sanno, anche gli armadietti negli spogliatoi, anche i tacchetti degli scarpini, che nel ruolo di Oronzo Canà c’è Lino Banfi. Stasera in tv torna “L’allenatore nel pallone“, Oronzo Canà e il mondo del calcio degli indimenticabili anni ’80. Con le regole dettate dall’eroe delle domeniche, al grido di “Risorgeremo!”.

Al ritmo di samba, scandito dai tamburi, di quei tifosi brasiliani che vivono lo stadio come un carnevale, è sceso in campo anche il dodicesimo uomo: giacca in spalla e passo felpato. Se ci fosse un nome sulla maglia, a caratteri stampati si leggerebbe Canà. Perché il film fu proprio girato tra lo stadio Maracanà e il Flaminio; dove, la saudade brasiliana lasciava il posto, all’allora, forse già presente, Pelé dei panini alla piastra. Con il suo camion-bar, mobile ma presente come una colonna aggiunta al noto ponte romano, dove si ristorano tutti i tifosi. E nella pellicola, sono state inserite immagini vere di partite, in cui la squadra in trasferta giocava, sempre, con la maglia bianca. Secondo la regola in vigore ai tempi. Lo stesso colore voluto per la divisa della Lomgobarda. Con l’illusione di ottenere un filmato autentico, vedendo la squadra di Oronzo Canà, gareggiare contro quelle vere di serie A. Stasera in tv “L’allenatore nel pallone“, per tesserati e non, sotto la curva, adoranti e curiosi, del grandissimo mediano di rottura Oronzo Canà.

“L’Allenatore nel Pallone” – Trailer – Video YouTube

Le regole del calcio e quelle alla Canà

L’idolo di Oronzo Canà, di cui voleva imitare la flemma, e, anche se cosa difficile, la postura e l’espressione, è il vero Nils Liedholm. La freddezza della Svezia, arrivata al Milan di Berlusconi, aveva fatto breccia nel cuore di un pugliese, tutto algoritmo (5, 5, 5) e anima. Quando il commendatore Borlotti, presidente della società sportiva, neopromossa, Longobarda, fa il nome di Oronzo Canà come allenatore, lui è a casa davanti il televisore. Davanti una bottiglia di vino in tavola, sviene. Sorretto dalla moglie e dalla figlia.

Da Milanofiori hanno inizio le contrattazioni del calciomercato. Le premesse di una grande campagna acquisti ci sono. Ma grazie ad Andrea Bergonzoni (Andrea Roncato) e a Giginho (Gigi Sammarchi), si scoprirà il talento brasiliano Aristoteles (Urs Althaus). Prelevato da Rio de Janeiro, l’attaccante verdeoro, è un fuoriclasse insolito: sarà Oronzo Canà a dormire con lui nelle trasferte. L’allenatore, compagno di stanza e consolatore dei suoi pianti: in canottiera, e retina reggi capelli notturna, canterà “la nostalgia du Brasil” al campione, sofferente perché non sopportato e discriminato dai compagni.

“L’allenatore nel pallone”, scena Lino Banfi, Oronzo Canà, canta ninna nanna ad Aristoteles- Video YouTube

La rimonta di un allenatore, Oronzo uno di noi

Oronzo, eroe virtuoso, senza macchia e senza paura, spartiacque tra i campi di calcio. Impavido, come solo Mazzone fu poi, quando corse sotto la curva bergamasca, imprendibile come un tuono. Dovrà combattere contro gli interessi personali del dirigente, che l’aveva ingaggiato perché cercava, con un allenatore poco competente, di non rimanere per più di un anno, ai vertici del calcio italiano dai costi troppo elevati. Vinceranno i famelici intrighi di mercato o il cuore di burro di Canà, morbido come il tocco del ‘cucchiaio’ prima del tuffo? Il presidente Borlotti: “Lei è un disoccupato, lo sa?“. “E lei è un cornuto, lo sa?“, senza rancori da Canà.

“Le migliori tattiche di preparazione nascono da ‘Covercieno’ “. A parlare è Oronzo Canà. Ma spiegare la sua Bizona, non è facile. Ancora meno attuarla. Sull’equivoco dell’accento pugliese, il mister soprannominato ‘iena del Tavoliere’, ha fatto scuola. Una filosofia di vita, che diviene dizionario calcistico da citare. La morale ferrea di un integerrimo, puro come le sue invocazioni “a te, mammeta… e Socrates!”.

“L’allenatore nel pallone”, Oronzo Canà – La Bizona- Video YouTube

L’allenatore nel pallone: fallo di cuore

Stasera in tv, “L’allenatore nel pallone“, con Oronzo Canà e le sue gesta, ci riproporrà Giuliana Calandra nel ruolo di Mara Canà, la moglie. Personaggi caratteristici, il funereo Crisantemi, Antonio Zambito, notorio iettatore, “dalla faccia col pallore fisso“. O la suocera di Canà, Viviana Larice, soprano con la mania dei riti propiziatori. “Ma siamo sicuri che il metodo ‘funzionae’?” Neanche l’acqua Santa di Trapattoni portata in panchina, poteva far sperare meglio. E una gran sfilata di giocatori, Carlo Ancelotti, Francesco CiccioGraziani, Zico, Oscar Damiani. E giornalisti sportivi, Fabrizio Maffei, Giampiero Galeazzi, Aldo Biscardi. Tutto scandito dalle colonne sonore di Guido e Maurizio De Angelis. Brani un po’ carioca, un po’ maracas ritmate da orecchiette. Ma sempre sonorità nostalgiche ed evocative di quel grembo materno che ti accoglie, che è lo stadio.

“O torniamo a vincere, o vi dimenticate le vostre mogli, attricette, sgallettate varie”. Oronzo Canà sa essere anche uomo di polso, al momento giusto. Le sue guerre psicologiche in campo, le sue viscerali paternali, le sue dottrine all’ultimo grido, da interpretare, “Lascia la palla!“, sono fremiti per un tifoso. Realmente ispirato ad un allenatore esistito, Oronzo Pugliese, che portava le galline in campo (leggenda o verità?). Noi ci siamo innamorati di questo Canà, genuino come quelle interminabili partite giocate nei pomeriggi d’infanzia. Quando con una palla tra i piedi, si giocava al passaggio generoso al compagno, alla scivolata, alla rimonta impossibile, al dribbling che ostentava vanità. Che sia stato il campo di un oratorio, o sull’asfalto bruciato, quante ferite esistenziali ha sanato il calcio? E ne “L’allenatore nel pallone” c’è dentro un po’ di ogni squadra, di ogni eroe, che abbia anche gambe storte, ma potrà sempre essere il migliore. Perché una partita si può vincere all’Oronzo Canà, anche al 91°. Anche se sei un pantofolaio, se non sai niente del magico sinistro, anche se della Longobarda sei allenatore.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema. SEGUITECI!


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