L’amministrazione di Donald Trump ha annunciato la sospensione di tutte le future sovvenzioni federali ad Harvard, la più antica università degli Stati Uniti, oltre che una delle più prestigiose del Paese. Già lo scorso aprile il presidente aveva bloccato i fondi che stanziati per l’ateneo, circa 2,2 miliardi di dollari, dopo il rifiuto da parte dell’istituto di studi con sede a Boston di assecondare le sue richieste rispetto ad alcune modifiche sui programmi didattici.

Trump esigeva che Harvard rivedesse radicalmente le proprie politiche di ammissione degli studenti e di assunzione del corpo docente. Voleva, inoltre, che l’università condividesse con il governo federale ogni dato relativo a questi processi, incluse le informazioni dei candidati respinti. Anche i programmi accademici erano al centro del dibattito; il presidente avrebbe gradito l’assunzione di consulenti esterni approvati dal governo per dare delle linee guida. Gli studenti stranieri, infine, avrebbero dovuto subire dei controlli maggiori. Ogni loro violazione, inoltre, avrebbe dovuto essere segnalata alle autorità federali.

L’Università di Harvard affronta Trump

Dopo la sospensione dei fondi, l’ateneo aveva fatto causa all’amministrazione Trump, accusandola di aver violato i propri diritti costituzionali. Harvard è la più antica università degli Stati Uniti; è stata fondata nel 1636 a Cambridge, in Massachusetts. Nonostante sia molto legata alla tradizione, la maggior parte dei suoi studenti e dei professori ha idee progressiste.

Tra i suoi ex alunni ci sono otto presidenti statunitensi, decine di vincitori del premio Nobel e del premio Pulitzer e da diversi giudici della Corte Suprema statunitense, tra i quali quattro dei nove attuali. Proprio per il peso che ha Harvard nella società e nella cultura del Paese, il suo rifiuto di soccombere alle richieste di Trump è una presa di posizione molto importante.

Federica Checchia

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