Recentemente abbiamo parlato del caso di Camilla De Pandis e della rapidità con la quale dichiarazioni o azioni online si diffondano con estrema rapidità, specie se si riveste un ruolo di spicco. È capitato con Sydney Sweeney – esempio che ritornerà in seguito -, adesso il personaggio che fa discutere è Timothée Chalamet. Le dichiarazioni dell’attore statunitense-francese sono emerse nell’intervista “The Universe According To Timothée Chalamet” presente sul sito Vogue. Chalamet dice di non provare particolare stima per le coppie che decidono di non avere figli, definendo la scelta “triste, squallida”. La procreazione, secondo lui, è “la ragione per cui siamo qui”. Un’affermazione che, però, risulta essere poco apprezzata dal pubblico.
L’assenza della responsabilità comunicativa
A differenza di altri casi, quello di Chalamet rivela nell’immediato la problematicità. Ma cosa è successo? Allora è vero che “non si può dire più niente”? Sono diventati tutti troppo polemici? È possibile, ma non significa che sia necessariamente un male. Fin tanto che le opinioni rimangono circoscritte in quattro mura, può ancora andare bene. Quando arriva l’esposizione e il confronto con il mondo esterno bisogna calibrare e ragionare su quanto si dice. Questa non è censura, bensì responsabilità comunicativa. È giusto, quindi, contrariarsi se un personaggio pubblico non suppone, ma afferma che la procreazione è la ragione che traina la nostra stessa esistenza. Si parla di casi, di scelte, non di una verità universale. Pertanto i personaggi pubblici devono riconoscere che non tutte le voci hanno lo stesso raggio d’azione e agire di conseguenza.
Il discorso si discosta dalla biologia – la quale vede la procreazione come istinto viscerale – e si appoggia, invece, alla complessità dell’esistenza umana. Sono due fattori che, con il progresso, hanno intrapreso strade diverse. Avere figli è diventata una scelta o un desiderio, non un bisogno. Ad alcuni potrebbe risultare banale o superfluo o, ancora, che non vi sia nulla di serio nelle parole dell’attore. Tuttavia sarebbe opportuno riflettere sull’esposizione mediatica e sulla possibilità di plasmare o polarizzare l’opinione pubblica. È successo nel mondo dello spettacolo, così come in politica. Se quanto letto può non avere effetto su di noi, potrebbe avere effetto su altri. Per giunta con il rischio di stigmatizzare coloro che non si conformano.
La fama e la responsabilità non sempre coesistono
Accade sempre più frequentemente che, chi ha il potere di far sentire la propria voce, si espone con leggerezza o senza riflettere. Solo dopo le polemiche o l’allontanamento del pubblico si sceglie di chiedere scusa o, come altri, di far finta che niente sia successo. Che si parli di “grandi geni” come la Sweeney o della “ragione per cui esistiamo” come Chalamet, è necessario che la fama sia accompagnata dalla consapevolezza. È un dato certo che la vita sia fatta di scelte, pertanto non può esistere una verità assoluta. Quantomeno l’accaduto dimostra quanto sia importante valutare sempre ciò che sentiamo, anche se quelle parole vengono pronunciate da un personaggio che ammiriamo.
Stefania Cirillo





