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Le donne e il secchio bucato


Dopo aver percorso secoli remoti alla ricerca delle donne, dal Medioevo al Rinascimento, è tempo di approdare nella contemporaneità.
Domande e risposte scomode arrivano solo ora.

Scrittura femminile - Photo Credits: web
Scrittura femminile – Photo Credits: web

Un secchio pieno di buchi

Immaginiamo un’opera di Duchamp che pone un secchio come oggetto da rappresentare. Un secchio è un contenitore che trasporta acqua, acqua che a sua volta viene versata dall’alto.

E se il contenitore fosse bucato? Il senso dell’opera sarebbe “la dispersione“, il lento gocciolare via dell’acqua durante il trasporto.

Le donne “cadute”

L’immagine sopra descritta è quella usata dalla professoressa Monica C. Storini, associata di Letteratura italiana presso la Sapienza Università di Roma, che si occupa di scrittura femminile.

La “dispersione” è quella dei saperi delle donne. Possiamo immaginare l’acqua che parte da un punto A, ma non riesce a raggiungere per intero il punto B.

La dilapidazione (sperpero) delle conoscenze femminili che “costringeva ogni volta a ricominciare da capo“, spiega Monica Storini e aggiunge “come se altre prima non avessero tentato nulla, non avessero gettato e costruito le fondamenta da cui riprendere il lavoro“.

Come dire che a ogni mutamento storico, sociale e letterario, le donne dovessero riconquistare spazi in cui esistere.

La terra fertile

Quest’acqua però non cade nel vuoto, ma possiamo dire che nutre la terra.
Il senso dell’opera duchampiana cambia. Il secchio non è più solo un contenitore, ma diviene un annaffiatoio.

L’acqua si infiltra nella terra, si propaga e aiuta a far germogliare nuovi spazi, nuove scritture. Questo punto di vista cresce dal basso, è isolato, ma è anche ricco e fuori dai canoni standard.

La tradizione femminile insomma corre parallela al canone tradizionale. Ma ciò che sorprende è come gli studi sulla scrittura delle donne abbiano arricchito la visione della Storia.

Parliamo di una produzione letteraria fatta di trattati, memorie e scritture considerate a lungo non attendibili. Storie che permettono di conoscere la Storia da un punto di vista differente.

Canone - Photo Credits: web
Canone – Photo Credits: web

La letteratura oggi

Oggi c’è più consapevolezza? Probabilmente sì, ma il canone è un nemico ostico.
Di donne scrittrici, pittrici, scienziate, sui libri se ne vedono ancora poche.

Un esempio da un testo per stranieri:

Libro di testo - Photo Credits: web
Libro di testo – Photo Credits: web

Dove sono le scrittrici? Su 50 autori, una sola presenza femminile: Gaspara Stampa, poetessa italiana del Cinquecento.

Nei testi scolastici iniziano a comparire voci femminili nel tardo Novecento, ma in molti casi sorprende la mancanza dei nomi più importanti, di scrittrici che hanno raccontato la storia dell’Italia con abili penne.

Solo per citarne alcuni: Dacia Maraini, Lalla Romano, Natalia Ginzburg, Elsa Morante.
La lista è lunga, idealmente quanto quella degli scrittori presenti nel canone.

L’Italia ignora le donne

In Italia per conoscere le scritture femminili bisogna avviare uno studio separato, persino all’università. Figuriamoci cosa si può trovare nei libri di testo per le scuole primarie.

Possiamo dire con tutta sicurezza che il concetto di “canone”, così come oggi si intende, è totalmente anacronistico, figlio di altri tempi.
Il canone letterario inoltre ha un enorme problema: ha un profilo bianco, maschile e alto-borghese, come riportano i women’s studies.

Un canone nuovo

Serve ricostruire il canone, non inserire due o tre nomi di donne nell’elenco.
Bisogna riscrivere l’educazione letteraria, senza più distinzioni di genere. E per questo servono tutti, non il solito dialogo tra donne che vogliono il cambiamento.

Serve una progetto comune che abbia come obiettivo la pari dignità artistica.

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