Il governo della Corea del Sud ha indetto per il 3 giugno le elezioni presidenziali, necessarie dopo la conferma, lo scorso 4 aprile, dell’impeachment nei confronti dell’ex presidente Yoon Suk-yeol da paete della Corte Costituzionale. Il politico era stato rimosso dal suo incarico a causa della sua decisione, il 3 dicembre 2024, d’imporre nel Paese la legge marziale; un’iniziativa durata appena sei ore, ma che ha violato la Costituzione.

Stando agli ultimi sondaggi, a ricevere più consensi dagli elettori potrebbe essere Lee Jae-myung, leader del Partito Democratico, ora all’opposizione. Nel gruppo di Yoon, il Partito del Potere Popolare, di stampo conservatore, il probabile candidato sarà Kim Moon-soo, attuale ministro del Lavoro.

La Corea del Sud ha assistito in diretta alla condanna di Yoon

Il 4 aprile, la Corte ha riconosciuto Yoon colpevole con effetto immediato. Dopo il verdetto, i giudici avevano concesso al governo sessanta giorni per programmare il nuovo voto. Fino a quel giorno, alla guida dell’esecutivo resterà il primo ministro Han Duck-soo. Anche nei suoi confronti il parlamento aveva approvato l’impeachment, che però era stato respinto.

La sentenza della Corte costituzionale è stata pronunciata in diretta televisiva alle 11 di mattina, ora locale (le quattro in Italia) ed è stata seguita da migliaia di persone, che si sono radunate nelle strade e nelle piazze di Seoul e di altre città per festeggiare la rimozione definitiva dell’ex presidente o per protestare contro la decisione.

Federica Checchia

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