Attualità

Le fake news nel mondo dell’informazione digitale

Prima il Web 2.0 e poi i social network hanno facilitato l’accesso alle informazioni e insieme anche la loro diffusione. Online bisogna adattarsi a ritmi più veloci e bisogna saper attirare l’attenzione di un pubblico che scorre le notizie in modo veloce e distratto. Per questo motivo si scelgono titoli sensazionalistici e a volte provocatori. Il problemi è quando questi prendono il posto della notizia stessa e prendono la forma di fake news. Hanno diverse sfumature e molto spesso la loro diffusione non è disinteressata ma ha uno scopo ben preciso, primo fra tutti insinuare il dubbio nella mente delle persone.

Fake News – Photo Credits Huffpost

Fake news: cosa sono e perché vengono diffuse

Con il termine “fake news“, o “bufale”, si indicano le notizie false, articoli scritti basandosi su informazioni inventate, ingannevoli o distorte. Vengono create con lo scopo di controllare e manipolare il lettore e a volte possono avere l’intento di diffondere teorie complottiste. Spesso vengono strumentalizzate per fini politici in modo da assicurarsi una fetta dell’opinione pubblica. Se con la stampa tradizionale venivano tenute sotto controllo, dall’avvento dei social media è diventato un fenomeno fin troppo vasto e difficile da sconfiggere, in quanto si diffondo in maniera molto più ampia e veloce. La condivisione è istantanea.

Non tutti sanno difendersi da queste notizie false, per questo motivo non è raro che siano gli utenti stessi a diffonderle, spesso senza averne coscienza. Questo è il caso della misinformazione: diffondono fake news senza avere l’intenzione di danneggiare qualcuno ma solo perché non hanno verificato le informazioni ricevute. Indispensabile per combatterne la diffusione è l’attività di fact checking anche da parte del lettore, non solo dai quotidiani. A complicare la situazione è l’enorme quantità di notizie che vengono diffuse ogni giorno, un fenomeno di sovraccarico di informazioni che non facilita l’approfondimento delle questioni che si leggono.

Martina Cordella

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