Cultura

“Le spigolatrici”, il realismo dell’opera di Jean-François Millet

Tre spigolatrici, donne che raccoglievano le spighe dopo la mietitura, occupano il centro dell’opera del pittore francese Jean-François Millet, tra gli esponenti principali della corrente artistica del Realismo. “Le spigolatrici” vengono dipinte nel 1857 e presentate al Salon di Parigi, scatenando ostilità e malcontento da parte della ricca società ottocentesca, per nulla affine a quel mondo così umile rappresentato dall’artista. Si tratta di un olio su tela, esposto oggi al Musèe d’Orsay di Parigi, emblema della serie di opere a tema sociale di Jean-François Millet.

“Le spigolatrici” di Millet: il mondo rurale sotto una nuova luce

Le spigolatrici di Millet, Credits: ADO Analisi dell'opera
Le spigolatrici, Millet (Credits: ADO Analisi dell’opera)

Siamo nell ‘800 in Francia, il mondo contadino povero e privo delle risorse economiche della borghesia diventa il soggetto centrale e privilegiato dei dipinti di Jean-François Millet, rivelando il coraggio di un’artista nel mostrare una realtà fin troppo messa da parte e bistrattata. Le tre spigolatrici in primo piano e a figura intera riempiono lo spazio dell’opera, quasi come fossero tre eroine o principesse primeggiano sullo sfondo di un campo di grano soleggiato. Millet non denigra un lavoro umile come quello della spigolatrice, una donna che per poter racimolare qualcosa doveva raccogliere gli scarti della mietitura sotto il sole cocente, piegata sempre in due col viso rivolto verso la terra: agli occhi dell’artista ad avere carica eroica non era un titolo nobiliare o gesta eclatanti, bensì la forza fisica e il sacrificio che rendeva nobili i contadini e i lavoratori da lui rappresentati.

Il rapporto impagabile tra uomo e terra non poteva essere compreso da una borghesia legata a valori più astratti e intellettuali. D’altronde, l’obiettivo di Millet non era certamente quello di scatenare dibattiti politici riguardo le disparità sociali, come aveva fatto ad esempio il pittore francese Gustave Courbet in celebri opere come “Gli spaccapietre”; Millet non vuole rendere i propri personaggi oggetto di pietà e compassione, ed è per questo che senza alcun tratto esasperato, si limita a ritrarli col fine di sottolineare la dignità del proletariato rurale.

“Le spigolatrici”: descrizione dell’opera

La particolarità del dipinto “Le spigolatrici” è l’eccezionale realismo ricco di dettagli con il quale Millet raffigura le tre donne rivolte verso lo spettatore, senza però mostrare il viso: l’attenzione si concentra sulle loro mani, incarnazione del duro mestiere nei campi, non curate, piene di ferite e callosità, dal colore scuro per la costante esposizione al sole. L’artista decide di rappresentarle come uno scatto rubato, proprio nel momento in cui sono chine a recuperare le ultime spighe rimaste dopo la mietitura, in quella posizione scomoda e dolorosa ormai diventata abituale. Sullo sfondo dell’opera, un carro carico, numerosi fasci di grano già raccolti, altre spigolatrici a lavoro e una fattoria; in lontananza si può osservare anche un uomo a cavallo, probabilmente colui che supervisiona tutti coloro che lavoravano nei campi.

Anche i colori giocano un ruolo fondamentale: gli abiti opachi e dall’aspetto usurato e consunto delle spigolatrici, insieme al colore bruno della pelle, si contrappongono alla luminosità dei fili di grano color oro sparsi a terra, spiccando come delle lucciole in mezzo al buio. La luce utilizzata diventerà importante anche per le opere di artisti successivi, come ad esempio Van Gogh: una luminosità diffusa, non eccessivamente sgargiante, ma che trasmette un calore opprimente, evocando un’ambientazione tersa e tenue. Lo stormo di uccelli in alto a destra che si dirige fuori dalla visione degli osservatori nel cielo, conserva l’anelito di libertà che quei volti ombreggiati delle tre spigolatrici non vogliono mostrare.

Nicoletta Perretta

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