Primo Maggio, anche quest’anno puntuale è arrivata la giornata della Festa dei Lavoratori. Celebrazione che nacque a Parigi il 20 Luglio del 1889. Ogni anno in molti paesi del mondo, si organizzano eventi e manifestazioni per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori. Lotte che purtroppo continuano ancora oggi. L’arte, indipendentemente dal periodo storico, è sempre stata sensibile a questa tematica e tantissime sono le opere di autori che celebrano e rappresentano il mondo del lavoro in tutte le sue forme e declinazioni. Oggi vi proponiamo proprio sei opere che rappresentano la Festa dei Lavoratori nell’arte.
“Le Spigolatrici”
La prima opera che vi proponiamo è datata al 1857, la Festa dei Lavoratori non era ancora stata indetta, ma il lavoro era un soggetto già noto e caro alla storia dell’arte. Si tratta de “Le Spigolatrici” di Jean-François Millet. Il pittore francese, considerato uno dei maggiori esponenti del Realismo, passò dieci anni a studiare il lavoro di queste donne e decise così di omaggiare il loro lavoro, ritraendole. Il quadro è diventato il simbolo del lavoro umile dei campi.

In primo piano ci sono proprio le tre donne che, chine su se stesse, sono intente a scegliere il raccolto. In lontananza, sullo sfondo, sono rappresentati tutti gli altri: mietitori, padroni che controllano, covoni di grano ammassati e carri pronti ad essere caricati. Millet rappresenta dignitosamente la vita dei più umili lavoratori delle campagne francesi.
“Work”
Il secondo dipinto si intitola proprio “Work” (lavoro). L’autore è l’inglese Ford Madox Brown. Realizzato nel 1865, è ispirato dall’opera letteraria “Past and Present” di Thomas Carlyle. Il dipinto è un manifesto della convinzione vittoriana del lavoro come virtù in senso assoluto. Il pittore ci mise ben 13 anni per realizzarlo. Può essere considerata la rappresentazione perfetta della realtà vittoriana con tutte le sue problematiche e contraddizioni. Ricco di dettagli, il quadro vuole narrare la totalità del sistema sociale vittoriano e la transizione dall’economia rurale a quella urbana.

Lavoratori, orfanelli, accattoni ed ubriachi, nobili e borghesi che stanno a guardare la scena. Tutto in una sola rappresentazione. La scena è ambientata in Heath Street a Hampstead e l’intento dell’autore era proprio dimostrare che il moderno operaio britannico poteva essere un soggetto adatto all’arte.
“Mezzogiorno, Riposo dal lavoro”
Ebbene sì, anche il riposo dal lavoro è fondamentale e necessario. Nonostante la società si sia sempre dimostrata incapace di comprendere l’importanza del riposo dal lavoro, è una fase fondamentale che influenza anche la resa del lavoro stesso. L’opera in questione è il magnifico “Mezzogiorno, Riposo dal lavoro” di Vincent Van Gogh. Dipinto nel 1889, rappresenta una scena dalle atmosfere pacifiche e rarefatte, in cui due lavoratori dei campi si sono sdraiati vicino a dei covoni di paglia per poter riposare nell’ora più calda della giornata. Ispirato al lavoro di Millet “Le quattro ore del giorno (riposo)”, Van Gogh ne fa una sorta di riproduzione a modo suo.

I due contadini, stremati dal duro lavoro, riposano su dei covoni. A destra dei due lavoratori ci sono le scarpe dell’uomo ed un paio di falcetti che hanno usato per il loro lavoro. In lontananza, all’ombra di un altro paio di grandi covoni, c’è un uomo che sta ancora lavorando, mentre cerca di sistemare un carro e i buoi.
“Il Quarto Stato”
In questa piccola carrellata, non poteva mancare il quadro diventato il simbolo della Festa dei Lavoratori nell’arte. Stiamo parlando de “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Realizzato nel 1901, è un’opera che rappresenta le rivendicazioni dei lavoratori di fine Ottocento. Dipinto con l’intenzione di documentare le rivendicazioni sociali della sua epoca.
“La questione sociale s’impone; molti si son dedicati ad essa e studiano alacremente per risolverla. Anche l’arte non dev’essere estranea a questo movimento verso una meta che è ancora un’incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a patto delle condizioni presenti”.

Così scriveva l’autore nel suo diario. E il quadro è proprio questo: la rappresentazione della dignità estrema e della fierezza dei lavoratori umili che avanzano in corteo, quasi a voler uscire fuori dalla tela, per far valere le loro ragioni. In primo piano, guidano il corteo un uomo anziano, al centro un giovane e a destra una donna con in braccio il suo bambino. Questi tre personaggi rappresentano le componenti della classe sociale più umile dell’epoca.
“Lavoratori di ritorno verso casa”
Il penultimo quadro che vi proponiamo è un assoluto capolavoro di Edvard Munch. “Lavoratori di ritorno verso casa” è la rappresentazione dell’ormai compiuta e consolidata rivoluzione industriale. Il quadro, fortemente simbolico, raffigura i lavoratori di una fabbrica che tornano a casa dopo una giornata di lavoro. Le espressioni dei loro volti sono la parte più significativa di tutta la rappresentazione.

Camminano tutti allo stesso modo, tutti verso la stessa direzione. I volti sono indefiniti, tranne per i tre in primo piano che quasi si somigliano. Probabilmente Munch non era interessato alla caratterizzazione dei personaggi ma a quello che rappresentavano. Diventano così un simbolo.
“Operai”
Lo stesso concetto che probabilmente voleva raffigurare Munch, lo troviamo anni dopo, nel 1948, in un dipinto di Laurence Stephen Lowry. Ciminiere che sputano fumo nero, fabbriche, capannoni industriali, macchinari, distese di case popolari, paesaggi devastati dall’intervento dell’uomo. Ma soprattutto tanti esseri umani, sempre piccoli e indistinguibili, senza volto e senza identità, parte della grande folla. Vissuto nell’Inghilterra industriale, è un realista impegnato nel mostrare quello che vede. La rivoluzione industriale ha portato inquinamento e creato città-alveari per i lavoratori. Ed il lavoro, soprattutto quello in fabbrica e nelle industrie, era ed è anche questo, alienazione e numeri, senza distinzione di personalità ma soprattutto senza visioni bucoliche e romantiche.

Ilaria Festa





