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Lega irremovibile: carcere per chi pratica la maternità surrogata

La Lega ha presentato alla Camera un disegno di legge che prevede la reclusione da 2 a cinque anni e la multa di 1,2 milioni di euro per chiunque realizza, organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità. Alla base del disegno di legge l’idea che tale pratica offenda in modo intollerabile la dignità della donna e mini nel profondo le relazioni umane, come era già stato dichiarato dalla Corte Costituzionale nel 2017.

La pratica rappresenterebbe un traffico di bambini

La maternità surrogata, illegale in Italia, rappresenta un argomento di cui si è parlato molto negli ultimi anni. Tuttavia, è bene fare chiarezza su cosa rappresenta questa pratica. Si tratta di un procedimento medico per cui una donna porta avanti una gravidanza per conto di terzi. Per esempio, una coppia che non riesce ad avere figli, potrebbe rivolgersi a una donna che presta l’utero per una gestazione. Nel linguaggio comune si parla anche di utero in affitto.

Il movimento politico del Carroccio si è sempre schierato contro questa pratica, che rappresenta per i suoi membri un di traffico di bambini. Arriva quindi alla Camera questa proposta, che va a inasprire le pene già previste in precedenza.

Torna quindi sul banco degli imputati la questione maternità surrogata, tutt’altro che semplice da analizzare. Infatti, quando si parla di surrogazione di maternità, bisogna tenere conto del fatto che di mezzo ci sono degli esseri umani. Sia in coloro che decidono di rivolgersi a questa pratica, che in chi si rende protagonista della gestazione, e nei bambini che vengono alla luce con questo procedimento, ci sono sempre dei risvolti psicologici. Non ci si può pertanto occupare di questo argomento in modo superficiale.

Possono le leggi dello Stato ignorare le leggi della Natura?

Vietare una pratica di questo tipo potrebbe avere delle conseguenze devastanti su coloro che sono impossibilitati dall’avere dei figli. In questo caso, la categoria più massiccia, è rappresentata dalle persone con problemi di fertilità o di salute, che non possono intraprendere la gravidanza. Imporre il divieto di surrogazione rappresenterebbe un limite per gli appartenenti a questa classe, che si sentirebbero privati da terzi di un desiderio che nutrono.

Diverso ma altrettanto complesso, è il caso delle coppie omosessuali, che desta molto clamore nell’opinione pubblica. Ci si pone spesso il quesito relativo alla correttezza o meno di fare adottare bambini a queste persone e di conseguenza, anche di potersi rifare alla pratica di surrogazione. Le perplessità sono molte, e sono emerse in modo impetuoso nel 2016, con il DDL Cirinnà, che aveva diviso il Paese. Sono molte le persone che ritengono umiliante vedere un bambino tra le braccia di due donne o di due uomini. Umiliante soprattutto nei confronti di eterosessuali che cercano senza risultati di avere un figlio. Risulta, agli occhi di questa parte dell’opinione pubblica, irragionevole aggrapparsi alla retorica di coloro che non hanno genitori, o che non possiedono i beni primari per poter vivere. L’idea è che un bambino non è solo un essere vivente a cui bisogna dare cibo e alloggio. Ci sono dei valori intangibili che devono essere trasmessi nel corso dell’esistenza, sentimentali e spirituali, inoltre, le verità scientifiche spiegano il concepimento come possibile solo tra persone di sesso opposto. Coloro che non comprendono la possibilità che una coppia omosessuale svolga la pratica della maternità surrogata, sostengono che tale situazione trasmetta un’idea deviata del miracolo della vita. La domanda quindi è: possono le leggi dello stato ignorare le leggi della natura?

Una domanda che per ora non ha una risposta. Quello che è certo, è che un provvedimento in senso opposto all’idea della Lega, produrrebbe delle crepe non indifferenti nella società. Questa questione non può essere presa sottogamba, un bambino non è un oggetto figlio del sistema capitalistico che può essere comprato dietro a una somma di denaro. È plausibile che ci vogliano ancora molti dibattiti affinché l’opinione pubblica si orienti verso una maternità surrogata. O forse, semplicemente, non si dovrebbe più parlare di divieto ma di regolamentazione. Colloqui con assistenti, limiti di età, e altri criteri, potrebbero essere la determinante in base alla quale si può accedere alla surrogazione o meno.

Michela Foglia

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