Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna che ha dato un enorme contributo alla fisica nucleare e alla scienza. Il suo nome è Leona Woods e questa è la sua storia.

Leona Woods, le difficoltà di essere donna

Lo spazio di LetteralMente è dedicato a Leona Woods, fonte tomorrowsworldtoday.com
Leona Woods, fonte tomorrowsworldtoday.com

Prima di iniziare la nostra storia facciamo presente che essa è interamente una ricostruzione frutto delle ricerche della dottoressa Gabriella Greison sul posto e pubblicate nel suo libro, edito da Mondadori, “La donna della bomba atomica“. Per cominciare bisogna dire che C’erano scienziati che hanno cercato di scoraggiarla in tutte le maniere, lei semplicemente li ha superati, diventando più brava di loro”. Questa frase, presa dal citato libro, fa parte d un’intervista rilasciata da John, il secondo figlio di Leona Woods. Queste parole ci fanno comprendere come questa scienziata troppo spesso dimenticata abbia dovuto lottare per superare diverse difficoltà poste sulla sua carriera a causa della discriminazione di genere.

Per iniziare il nostro racconto bisogna dire che una delle fortune di Leona Woods però è stata sempre quella di avere la famiglia al suo fianco. La Woods sin da piccola mostrò una grande attitudine ed una bravura nello studio delle materie scientifiche tanto che alcuni professori le proposero di velocizzare la scuola. A quattordicianni si diplomò e a 18 anni era già laureata in Fisica nucleare.

In seguitò consegui il dottorato di ricerca. Non fu facile perchè all’epoca per i lavori scientifici le donne quasi sempre non ricevevano contributi oltre ad ad avere diversi discriminazioni in un ambiente quasi sempre retaggio degli uomini. Anche in questo caso la famiglia la sostenne economicamente e riuscì a raggiungere l’obbiettivo. La Woods d’altronde non si arrese mai nonostante le difficoltà. Scrisse di lei, come riportato ne libro citato, che: “Chi sono io? Mi chiamo Leona Woods, ho fatto le stesse cose che faceva Enrico Fermi, ma con 19 anni di meno, e incinta”. Eppure ciò nonostante ci si dimentica di questa grande donna per la cui carriera fu fondamentale proprio l’incontro con il famoso fisico e scienziato italiano. Fu Fermi infatti ad assumerla dopo il dottorato conseguito a soli 23 anni nel suo team. Fu quello il momento in cui la Woods entrò nella storia del Progetto Manhattan.

La bomba atomica, tra scienza e famiglia

Come racconta nei suoi diari, quelli del progetto Manhattan furono per lei giorni molto intensi e duri dove regnava la paura costante che i nazisti scoprissero per primi la bomba atomica. Il contributo di Leona Woods fu fondamentale per la costruzione del Pila di Fermi, il primo reattore nucleare al mondo. La Woods intoltre collaborò attivamente anche alla costruzione del macchinario per la reazione a catena nella foresta delle Argonne a Chicago. Infine, il suo lavoro al progetto Manhattan la portò fino ad Alamogordo nel New Mexico. Il Manhattan di Oppenhaimer era riuscito a realizzare due bombe atomiche. Una conteneva uranio ed un’altra plutonio. Sull’ultimo ordigno però c’erano dei dubbi per questo fu effettuato il 16 giugno 1945 un test chiamato “Trinity” ad Alamogordo in cui ancora una volta dette il suo contributo fondamentale anche la stessa Woods.

Durante questi anni inoltre la Woods riuscì anche a mettere su famiglia sposandosi e restando incinta. A causa della gravidanza ebbe paura di essere discriminata in un contesto già non facile per lei. Tutta via non si tirò indietro. In laboratorio in fatti indossava, per nascondere la pancia, una tuta di due taglie superiori. Questo le permise di restare a lavoro fino a due giorni prima del parto. Dopo il rientro avvenuto solo tre giorni dopo la nascita del primo figlio, John Baudino, l’autista di fermi, disse, come riportato in un articolo dell’autrice del libro citato e nel suddetto testo : “Dottoressa Woods, a tre giorni dal parto è già qui: lei ha superato il record delle contadine italiane” Nel 1946 infine la Woods fu nominata Woman of the Year ma,ciò nonostante, sono pochi i riconoscimenti professionali che ebbe inseguito nonostante il suo contributo importante alla scienza e alla fisica nucleare.

Il caso Oppenheimer

Nel 2023 Christopher Nolan nel suo film “Oppenheimer” che racconta la storia del Progetto Manhattan e della bomba atomica non racconta di Leona Woods e delle più di 600 donne che hanno lavorato al progetto dimenticando il loro preziosissimo apporto e i loro sacrifici. La stessa Woods dovette confrontarsi dopo la guerra con il problema etico del nucleare in seguito al dramma di Hiroshima e Nagasaki. La scienziata scrisse nelle sue memorie che, come riportato da come riportato in un articolo dell’autrice del libro citato e nel suddetto testo, “La scienza inventa il coltello. Solo che il coltello in mano a un medico salva la vita di un bambino, in mano a un politico uccide Giulio Cesare”.

Stefano Delle Cave