L’ex presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, a capo del Paese dal 2017 al 2022, è stato incriminato per corruzione. Per l’accusa, nel corso del suo mandato il politico avrebbe agevolato la nomina dell’ex parlamentare Lee Sang-jik alla guida della Korea SMEs & Startups Agency (KOSME), un’agenzia non profit finanziata dell’esecutivo. In cambio del favore, Moon sarebbe riuscito a far assumere il suo ex genero alla Thai Eastar Jet, compagnia aerea thailandese di cui Lee era amministratore delegato.
L’uomo -identificato solo con il cognome, Seo– non aveva alcuna qualifica o esperienza nel settore. Il suo stipendio, pari a duecentodiciassette milioni di won, circacentotrentaquattromila euro, sarebbe stato, di fatto, una tangente per lo stesso Moon. La notizia dell’incriminazione è stata diffusa da un comunicato della Procura distrettuale di Jeonju.
La Corea del Sud si prepara alle nuove elezioni, tra scandali e processi

Moon, in carica dal 2017 al 2022, è celebre per il suo ruolo di mediazione nei colloqui tra il leader nordcoreano Kim Jong-un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ai tempi del suo primo mandato. Lui stesso, in più di un’occasione, avrebbe tentato di aprire un canale di collaborazione con la Corea del Nord, non ottenendo però grandi risultati.
La vicenda scuote la Corea del Sud in un periodo già delicato. Da mesi, il Paese si trova a far fronte alla sospensione dell’ex presidente Yoon Suk-yeol, reo di aver imposto -seppur brevemente- la legge marziale lo scorso dicembre. Yoon è al momento sotto processo, con diversi capi d’imputazione. I cittadini, nel frattempo, si preparato a tornare alle urne. Il prossimo 3 giugno, infatti, si terranno le nuove elezioni, e la popolazione dovrà scegliere il suo prossimo presidente.
Federica Checchia
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