L’India ha condotto attacchi missilistici contro tre città in Pakistan (Kotli, Bahawalpur e Muzaffarabad). Le forze armate indiane hanno spiegato di aver lanciato “l’Operazione Sindoor” per colpire nove basi terroristiche, che “sono state distrutte”. “Giustizia è fatta”: così l’esercito indiano, in un video postato su X dopo gli attacchi missilistici della notte su nove siti “terroristici” in territorio pachistano. “L’azione – ha informato l’esercito indiano in un comunicato – è stata concentrata, misurata e priva di intenzioni di escalation. Nessuna struttura militare è stata presa di mira”. Il premier Shehbaz Sharif ha parlato di “attacchi vigliacchi”: “Il nostro Paese ha tutto il diritto di rispondere con la forza a questo atto di guerra”.
L’esercito pakistano ha quindi lanciato un monito all’India: “Il Pakistan risponderà a questa provocazione a tempo debito e nel luogo che sceglierà. Questo attacco vile e vergognoso non resterà senza risposta”. E, immediata, è partita la rappresaglia: l’esercito indiano ha dichiarato che tre civili sono stati uccisi dal fuoco d’artiglieria dell’esercito pakistano lungo la loro Linea di controllo, il confine di fatto col Kashmir conteso.
L’esercito pakistano afferma che il bilancio delle vittime degli attacchi sferrati dell’India sale ad almeno 26 civili uccisi, tra cui due bambine di tre anni. Nel complesso, negli attacchi aerei indiani in sei località del Pakistan e negli scontri a fuoco tra i due eserciti in Kashmir hanno perso la vita almeno 26 civili e 46 persone sono rimaste ferite.
Tra i due Paesi la tensione è altissima dopo all’attentato del 22 aprile a Pahalgam, nel Kashmir amministrato dall’India, in cui hanno perso la vita 26 persone, per lo più turisti. Nuova Delhi ha ipotizzato un coinvolgimento del Pakistan nell’azione, che ha respinto con forza le accuse chiedendo un’inchiesta indipendente.





