Il 28 aprile scorso abbiamo preso parte ad un evento che Devolver Digital ha organizzato per presentarci tre nuove proposte. Quale miglior modo di concludere il proprio mese, se non provando dei nuovi giochi in anteprima? Una breve passeggiata per le affascinanti vie di Parigi, dietro Gare de l’Est, ci ha condotti nell’accogliente pub dove erano state allestite le diverse postazioni, ciascuna con un diverso titolo in dirittura d’arrivo dal caleidoscopico catalogo di Devolver. Dopodiché, fra un piccolo rinfresco e l’altro, ci siamo tuffati a giocare senza troppi indugi!
Heave Ho 2, Catene umane e sane risate

La prima esperienza l’abbiamo fatta con “Heave Ho 2”, un simpatico videogame collaborativo sviluppato da Le Cartel e giocabile su Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC. Da subito si è presentato bene con un art style semplice e gradevole, nonché con una carrellata di buffi personaggi fra i quali scegliere: tutti rotondi, dalle lunghe braccia e dalle mani forse ancor più giganti. Lo scopo dei livelli è generalmente proprio quello di sfruttare gli arti enormi di ciascuno per agganciarsi ai propri compagni e ai fondali, formando catene “umane” con cui attraversare spazi, recuperare oggetti necessari, manovrare macchinari e superare ostacoli di altro genere.
Il gameplay presenta quindi diverse tipologie di sfide a seconda dei livelli, dalla ricreazione di gustosi manicaretti a gite nello spazio, selezionabili e sbloccabili man mano che si procede. In tal modo offre esperienze abbastanza variegate da soddisfare gusti diversi e non far risultare le dinamiche eccessivamente ripetitive. I comandi sono di facile apprendimento e approcciabili anche da giocatori occasionali, ma vi assicuro che questo non vi salverà del tutto da possibili scivoloni e tuffi nel vuoto, conditi da spiritose animazioni. In questo caso, però, gli errori sono parte del divertimento!

Nel videogame è disponibile anche una modalità competitiva anziché cooperativa che, purtroppo, non ci è stato possibile provare; a giudicare da quanto visto, però, direi che ha decisamente del potenziale. Insomma, quello che (lo ammetto candidamente) dalle premesse mi aspettavo essere un gioco un po’ monotono e poco accattivante, si è rivelato invece un piacevole intrattenimento da sfoderare in una serata a casa fra amici. Se cercate un passatempo da godersi in compagnia, questo titolo potrebbe essere quel che fa per voi!
Shroom and Gloom, Un dungeon “creepy cute”
Dalle ambientazioni luminose di “Heave Ho 2” ci siamo poi immersi in tutt’altra atmosfera con “Shroom and Gloom”, a cura del Team Lazerbeam, il quale ci ha permesso di avventurarci nel cupo ed intricato dedalo di un dungeon “in prima persona”. Impossibile non cominciare parlando dell’art style, che rende da subito questo videogame una piccola gemma: fitte ambientazioni 2D che incantano a colpo d’occhio per la loro abbondanza e cura di dettagli e che avviluppano, anche grazie alla scelta della prospettiva in prima persona. Mi azzarderei in generale a definirle “creepy cute”, anche se ho trovato apprezzabile come gli scenari evolvano con gradualità verso un’atmosfera sempre più tetra (meno cute quindi) quanto più ci si addentra nel labirinto.
Qui non si lotta a colpi di spada, ma piuttosto sfoderando mazzi di carte. L’ispirazione “Spire” è evidente, ma le inplicazioni sono diverse quanto basta per non parlare di altro che di “citazione”, se proprio si deve. Il giocatore ha a disposizione due set di carte mischiati in un solo pool, che si arricchisce di nuove opzioni man mano che avanziamo e le compriamo/sblocchiamo/dissotterriamo (e tanto altro): uno con il quale affrontare i nemici durante le battaglie, l’altro per recuperare vita, trovare armi e scassinare le porte dei bivi davanti ai quali ci si ritrova sistematicamente di fronte durante l’esplorazione. Occorre amministrare le proprie risorse e dare fondo al proprio arsenale in battaglia con una certa dose di oculatezza e strategia, altrimenti è facile soccombere quando, proseguendo, si incontrano nemici più potenti. Bisogna anche avere pazienza e darsi il tempo di capire le meccaniche di gioco, le quali non sono complesse ma necessitano di alcuni tentativi prima di poterle comprendere a fondo.

D’altro canto, ritrovarsi a dover ripartire dal principio in stile roguelike, non lite (almeno nella demo) offre anche la possibilità di azzardarsi a fare scelte diverse, esplorare differenti strade da quelle scelte in partenza e incontrare altri tipi di nemici, il che ci garantisce il sollievo di non sentirci intrappolati in un monotono loop temporale ogni qual volta ritentiamo di giungere fino in fondo. Se avete paura poi di annoiarvi a vedere sempre lo stesso labirinto, non temete: il gioco offre ben 26 dungeon da esplorare, i quali spaziano su diversi generi, dal classico fantasy ad ambientazioni più futuristiche. Oltre a ciò, per tuffarvi in questa avventura pregna di un’intrigante atmosfera non avrete bisogno di alcuna console, ma vi sarà sufficiente il vostro fidato PC.
Dark Scrolls, Tra effetto nostalgia e… incertezze ludiche

È infine arrivato il turno di “Dark Scrolls”, un action platformer a scorrimento di creazione della Doinksoft. Il videogame sarà disponibile per Nintendo Switch e PC e offrirà due modalità di gioco, sia singola che per due giocatori. A giudicare dalla tipologia di gameplay e dalla grafica in pixel art, non si è fatto mistero della volontà di adottare uno stile retro e ricalcare titoli popolari degli anni ’80 e ’90. D’altronde, come ogni millennial che si rispetti, non posso dire fossi contraria a fare un tuffo nel passato, anzi.
Eppure è stato il titolo che, a mio parere, è risultato il più debole nella rosa di proposte che ci sono state presentate (e a salvarlo dal mio disappunto non è bastato neanche il fatto che uno dei nove personaggi giocabili fra cui scegliere fosse un adorabile, quanto apparentemente fesso, cagnolino). In un platformer a scorrimento dove i nemici sbucano letteralmente dal nulla ad ogni piè sospinto, prima ancora che schivare o far caso a dove si mettono i piedi, la strategia vincente è quella di attaccare senza soluzione di continuità, fino a consumare i tasti e i propri polpastrelli. È fondamentale, quindi, che la risposta ai comandi risulti fluida per garantire una piacevole esperienza di gioco e, almeno per quel che mi riguarda, non posso dire sia stato questo il caso.

Inoltre, nella modalità di coppia, mi ha confusa la scelta di lasciare che l’eventuale giocatore defunto possa proseguire nel livello in veste di fantasmino, senza però poter procurare alcun danno ai nemici, né apparentemente avere la possibilità di tornare in vita. Sarà stato forse che non sono avanzata a sufficienza nei vari stage, ma questo è stato il gameplay che ho trovato al netto più monotono e meno stimolante. Lo ritengo alquanto ironico, considerato che, forse per gioco della nostalgia, era proprio il titolo che più mi intrigava in principio. Non è stata un’esperienza di gioco sgradevole, per carità, ma in un mercato videoludico che presenta l’imbarazzo della scelta, non credo che questo videogame offerta abbastanza per spiccare, nonostante ne abbia apprezzato le grafiche e abbia trovato il design dei livelli e dei personaggi accattivante.

Posati alfine i controller, l’evento si è concluso sfumando nella suggestiva notte parigina fra una chiacchiera amichevole e un pezzo di pizza, regalando a me, e a voi, due titoli che vale sicuramente la pena tenere sott’occhio, e un altro al quale forse devo dare una seconda opportunità non appena sarà disponibile la versione completa da studiare. Il personaggio-cagnolino, del resto, offre un’attrattiva incommensurabile.





