“Ti chiediamo di proteggere questa scuola e ti preghiamo di tenerci lontane dal male durante la notte…”. Una preghiera e l’innocenza chiusa a chiave in una stanza. Nel convento, la Guerra di secessione americana, aveva sbarrato ogni porta nel timore di scorrerie e violenze da parte dei soldati. Abbandonate e isolate dal resto del mondo, le uniche persone a viverci erano donne, tra gonne lunghe e vaporose di tulle, atmosfere decadenti, ombre inquietanti e un po’ morbose. Sofia Coppola riscrive secondo la sua eleganza regale, un vecchio film del 1971 “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel. “L’Inganno” è stasera in tv: “Innocenti, prima di essere tradite...”. La locandina parla chiaro.

La luce langue, il buio sembra essere l’ospite fisso nel convitto al femminile. A lume di candela anche a tavola, dove siedono le composte educande. Dove anche una forchetta si muove in punta come in una danza, al cospetto della direttrice Martha Farnsworth (Nicole Kidman), e la maestra Edwina Morrow (Kirsten Dunst). Cinque studentesse, che si sono adattate a vivere da sole e nascoste, nella Virginia del 1864, saranno in preda a sconvolgimenti. Dai pacati sensi a risvegli sessuali, quando un caporale nordista John McBurney (Colin Farrell), scampato all’attacco nemico e gravemente ferito a una gamba, viene trovato nel bosco circostante dalla piccola allieva Amy (Oona Laurence). Che lo conduce al collegio per essere curato. Pietà, paura dell’ignoto, fascino, mistero, sono i sentimenti divergenti che l’uomo scatena nell’alcova della pace: nonostante la minaccia che un sesso diverso possa incutere, le due rettrici decidono di farlo restare fino a guarigione.

L’inganno, tanto di Coppola

L’Inganno“, del 2017, arriva stasera in tv con le passioni al femminile soffocate come in un corsetto. Ed è tratto dall’omonimo romanzo del 1966, scritto da Thomas P. Cullinan. Il soldato, confinato nella sua camera, farà innamorare tre educande. E provocando in tutte comportamenti differenti, sensazioni ingovernabili e mutevoli. Non più il volto ‘bello e cattivo’ di Clint Eastwood della pellicola precedente, ma un accattivante Colin Farrell, che tra dolcezze, nasconde astuzia magistrale. Così ambiguo e spietato. Sofia Coppola predilige l’eleganza, come accadde per “Marie Antoinette“; quel garbo sinuoso, che cammina con le crinoline, mantiene la postura dritta della dama, che malgrado, avverte sulla schiena anche ben altre ‘tensioni’. Vertigini e scosse da tenere segrete per le buone maniere imposte dall’epoca. Dove la sessualità era il commensale taciturno al banchetto di puritani.

Cosa mi avete fatto? Puttane vendicative!”. Dalle torte di mele, al cloroformio. Dalle portate succulente, al ‘portate’ stracci e una sega. Sangue in abbondanza, e l’ospitalità all’invitato si annaffia di rosso. Non più quello dell’inebriante vino. Le dolci donne si scoprono tradite, dall’uomo che aveva dichiarato il suo amore ad Edwina la bella maestra bionda, e bacia di nascosto Alicia (Elle Fanning), la studentessa adolescente che sperimenta le sue prime passioni con lui. Una notte, dopo aver promesso a Edwina di passare la notte con lei, John si introduce nella camera di Alicia; ma l’insegnante li scopre inequivocabilmente insieme.

Vestali e soldatesse

Le zone d’ombra fra le pareti domestiche, diventano ancora più oscure. Quell’atmosfera malsana, quel brivido che sembra seguire lo spettatore da inizio film, assale d’improvviso. Si passa all’horror, con la leggerezza di un giro di gonne. Nell’impeto di una lotta, scaturita quella notte, tra il soldato e la fanciulla ingannata, lui precipita dalle scale. E la direttrice conviene di amputargli l’arto. Quello che non muoveva. Perché nel film, è tutto un gioco sottile, tra l’immobilità dell’uomo giacente nel letto, e i desideri femminili in costante movimento. Da incosciente, lui scoprirà al risveglio la gamba recisa. La carica sessuale dell’uomo non sarà però mozzata. E nella dimora ancestrale, le donne non ancora sature di desiderio, cederanno ad altre tentazioni carnali. Ma la vendetta, si sa, è un piatto da consumare freddo. Così un veleno attende l’appetito del guerriero. Nel finale del film, che promette eros e thanatos dal principio, in ogni fiato di battuta, le lenzuola si faranno sudario.

Federica De Candia. Seguici su MMI e Metropolitan Cinema!