Cultura

Lord Byron, il nobile seduttore con la passione per la poesia satirica

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Lord Byron, poeta fra i massimi esponenti del romanticismo inglese. Fu considerato il più grande poeta del suo tempo e si costruì un vero e proprio personaggio eccentrico e chiacchierato. Oggi, nel giorno dell’anniversario della sua nascita, vogliamo ricordare  uno dei più grandi poeti britannici, un nobile, un seduttore, un letterato, un avventuriero.

Lord Byron, vita di un poeta inquieto e ribelle

Lord Byron nasce a Londra il 22 Gennaio 1788. Il carattere ribelle e trasgressivo di Lord Byron è, forse, uno degli aspetti che più contraddistinguono la sua figura. Le radici di questa irrequietezza sono probabilmente da ricercare nell’infanzia, segnata da una madre proveniente da una famiglia nobile ma decaduta e da un padre violento ed alcolizzato, soprannominato “Mad Jack”. La breve vita di questo straordinario poeta fu segnata e condizionata dal suo spirito irrequieto e libero. La protesta contro qualsiasi ordine e la continua voglia di ribellione hanno infatti contribuito ad affibbiargli quel cliché di poeta diverso, romantico, maledetto ed unico, che lo rese il maggior esponente del “secondo romanticismo”.

Lo spirito libero e molto irrequieto a metà strada tra dannazione ed inquietudine, le bizzarre perversioni sessuali che aveva verso entrambi i sessi, ed i molti scandali di cui fu protagonista essendo stato scoperto varie volte ad intrattenere relazioni sessuali con donne sposate dell’alto ceto londinese, hanno certamente influenzato lo stile letterario di Lord Byron. Costretto ad allontanarsi dalla patria per le accuse di incesto, adulterio, omosessualità, sodomia, amore libero e altro, che indignarono l’opinione pubblica, Byron si auto esiliò. Decise di lasciare per sempre l’Inghilterra. Il resto della sua vita abitò in Belgio, Ginevra, Venezia, dove pare abbia avuto relazioni con più di 200 donne, Ravenna, Pisa, Livorno, Genova ed infine Cefalonia. In Grecia, muore il 19 aprile 1824. 

L’Eroe byroniano, malinconico e disilluso

Considerato come uno dei più influenti poeti romantici inglesi, nelle sue poesie trattava tematiche come la malinconia e lo spirito di ribellione. Quel “male del secolo” contrario ad ogni ordine precostituito. La poesia di Lord Byron, infatti, esprimeva l’inquietudine, la malinconia e lo spirito di ribellione che erano tipici dell’Ottocento e del Romanticismo. Divenne una sorta di celebrità grazie al suo carisma, alla sua bellezza, al suo stile poetico che divenne una moda in tutta Europa. Byron si identificava con i suoi personaggi, ispirando un vero e proprio modello, il c.d. “eroe byroniano”. Questo personaggio è un uomo di grande talento, in contrasto con la società, di alto rango, ma sprezzante verso i titoli, protagonista di amori difficili, ribelle, presuntuoso, spesso tormentato dal suo passato.

Dei primi anni del ‘800 sono i suoi primi lavori che lo consacrano alla fama. “English Bards and Scotch Reviewers“, scritto nel 1809 è il primo lavoro che lo rende noto. In quest’opera attacca senza pietà tutti gli autori del suo tempo, ad esclusione di Alexander Pope e della sua scuola. Quest’opera esprime a pieno tutta la poetica di Byron: satira feroce e misantropia.

Altri suoi celebri lavori furono “Pellegrinaggio del giovane Aroldo”, scritto tra il 1812-18. Lungo poema narrativo, descrive i viaggi e i pensieri di due personaggi che, disillusi da una vita di piaceri e ozi, cercano una nuova esistenza in terre straniere. Ispirato dai viaggi personali che il poeta fa in quegli anni, complessivamente, può essere interpretato come l’espressione della malinconia e della disillusione. Altri lavori, probabilmente meno noti ai più, furono “Il giaurro” del 1813. “Sposa d’Abido” del 1813. “Il corsaro” e ”Lara” scritti entrambi nel 1814. “Parisina” e “Il prigioniero di Chillon” del 1816. “Manfred” (1817). “Beppo” e  “Mazzeppa” del 1818. “Caino”, “Marin Faliero” e “I due Foscari” scritti nel 1821. “La visione del giudizio” (1822) e “Werner” (1823).

“Don Giovanni” e la satira

Il poema più celebre di Lord Byron fu però “Don Giovanni”. Scritto nel 1824, era un poema satirico ed ironico in diciassette canti purtroppo rimasto incompiuto a causa della precoce morte del poeta a soli 36 anni. In essa rivela aspetti del suo carattere e della sua personalità poco conosciuti fino a quel momento, tra cui il suo ingegno satirico. In quest’opera viene messa in discussione, in maniera ironica e a tratti grottesca, la figura del seduttore per eccellenza: Don Giovanni. Di grande valore il momento dell’arrivo in Inghilterra di “Don Giovanni” e l’ironica descrizione del porto di Londra. Da questo momento in poi il poeta dichiara di voler affilare le armi della satira per denunciare i vizi e la stupidità dei suoi connazionali. Chissà cosa avrebbe ancora potuto produrre se non fosse morto così giovane!

Ilaria Festa

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Rivista Digitale Gennaio 2022

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