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Lucio Dalla, la sua prima canzone Paff…Bum a Sanremo

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Lucio Dalla, già sperimentato strumentista di fisarmonica e clarinetto, debutta come cantante al Festival di Sanremo con il brano Paff…Bum. al suo fianco nientedimeno che gli Yardbirds, leggendario gruppo-culla del blues rock inglese. Il pezzo, firmato da Reverberi e Bardotti, è bislacco, canzonatorio (il titolo vorrebbe simulare il battito del cuore quando incontra una ragazza!), ma allineato ai suoni dei tempi. Passerà praticamente inosservato.

Lucio Dalla, la sua prima canzone Paff...Bum a Sanremo

Nello stesso anno Dalla pubblica il suo primo album, 1999. Un guazzabuglio di matrice jazz-pop, che alterna tracce brillanti, come la title track e la raffinata “Tutto il male del mondo” (riproposta più di trent’anni dopo col nuovo titolo di “Amici”), a esperimenti velleitari (“Lsd”, “Quando ero soldato”).
L’album è un fiasco e nei quattro anni successivi Dalla appare confuso, indeciso se proseguire nella sua opera di dissacrazione dei feticismi canzonettari o cedere alle sirene dell’industria discografica.

Nel 1967 partecipa di nuovo al Festival della canzone insieme ai Rokes con “Bisogna saper perdere” e fa da spalla addirittura a Jimi Hendrix nel concerto al Piper di Milano. Brani toccanti come “Lucio dove vai” (una sorta di auto-confessione ironica) e “Il cielo” dimostrano che il talento non l’ha abbandonato. E la sua tenacia è premiata nel 1970 dal primo successo come compositore: Gianni Morandi incide la sua “Occhi di ragazza” e la porta in vetta alle classifiche.

In questo stesso anno incide il suo primo album, 1999. Del 1971 è invece l’album Storie di casa mia, che include canzoni quali Il gigante e la bambina (scritta con Paola Pallottino), ItacaLa casa in riva al mare.

L’esordio di Lucio Dalla

La storia non può non iniziare il 4 marzo 1943. Oltre a segnare la nascita di Lucio Dalla, infatti, la data diverrà anche il titolo di uno dei suoi grandi classici, meglio noto come “Gesù Bambino”. Niente porti, però, né marinai a fargli da contorno, bensì la Bologna del dopoguerra, pronta a trainare l’Italia negli anni del boom. Lucio è un ragazzino sgraziato e irrequieto, con il pallino della musica. Suona il clarinetto, passando dal repertorio popolare emiliano al jazz di New Orleans. Inizia a esibirsi in pubblico fin da giovanissimo: sale da ballo a iosa, poi il jazz tradizionale, a Roma. Prima una breve militanza nella Reno Jazz Gang, poi l’approdo nella Second Roman New Orleans Jazz Band e infine nei Flippers, ensemble nato sotto l’egida del maestro Carlo Loffredo con, tra gli altri, Fabrizio Zampa, Massimo Catalano e Franco Bracardi.

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