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Lucrezia Lante della Rovere sul padre: “Avevo paura di lui”

Qualche tempo fa Lucrezia Lante della Rovere spiegò di aver avuto paura del padre poiché questi aveva “una forte dipendenza dall’alcol e perdeva il controllo“. Oggi l’attrice conferma: “Mio padre perdeva il controllo e maltrattava mia madre“. E proprio mamma Marina Ripa di Meana, ricorda Lucrezia, “diceva sempre che sono stata fortunata a non avere mai avuto uomini violenti. Aveva ragione, ma io, purtroppo, so ugualmente cosa significa essere maltrattata da un uomo. Anche se ero bambina, ricordo molto bene i modi violenti che mio padre usava con lei“. Nell’intervista c’è spazio anche per un breve passaggio dedicato al personaggio che la Lante della Rovere interpreta nella fiction Bella da morire, il Procuratore Capo Giuditta Doria: “Somiglia a me, essendo una donna decisa e determinata, proprio come lo sono io“.

In una intervista a La Repubblica, l’attrice spiega il titolo del libro: “Ho vissuto una vita in apnea, cercando di ingoiare il pianto. Facevo tutte le esperienze con paura, mancanza di respiro, angoscia, senso di inadeguatezza, con questi genitori che erano così diversi. Spesso facevo finta di trovarmi a mio agio e mi mettevo delle maschere, in realtà ero sempre sull’orlo del baratro, la sensazione di mancanza di respiro. A 17 anni dovevo andare a una delle mie prime trasmissioni, da Maurizio Costanzo, a cui mia madre aveva tirato la torta in faccia due mesi prima. Ero terrorizzata, non dormivo. Mia madre disse ‘prendi questo, lo prendo anche io’. Era Xanax. E all’improvviso mi accorsi che si poteva respirare nella vita”.

Lucrezia vive “in uno stato psicofisico che non andava bene. È un po’ il mio stato. Poi però ho trovato il mio respiro. Ho sempre avuto paura di sbagliare, all’asilo sorridevo e facevo finta di capire. Sono stata raccontata, come tutti, in mille modi. Questa è la mia versione. Una versione intima”, racconta ancora: “Sono cresciuta in una realtà dicotomica. Papà nobile, ma senza mezzi, problemi di alcol e manesco. Mia madre che comprava le stoffine e si faceva fare i vestiti dalla portinaia. Poi era andata sull’appartamento sull’Appia. Si mangiava la vita, ma viveva al di sopra delle sue possibilità”. Ma Marina Ripa di Meana, conclude la Lante della Rovere, “era così. Le mamme vanno perdonate. La sua malattia, 16 anni, mi faceva pensare di dover trovare un modo con lei. Quando stava bene lo scontro era feroce“.

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