Arte e Intrattenimento

Macello al Teatro Rasi, poesia e agonia degli animali uccisi

Adv

Macello di Pietro Babina, intenso e scabroso registro di una pratica quotidiana, in scena fino a stasera al Rasi di Ravenna

Un macello qualunque, in una delle nostre città. Una pratica consolidata e accettata, quella della macellazione animale, legale e regolata, per una volta portata in scena senza retorica e sentimentalismi.

In scena al Teatro Rasi di Ravenna ieri sera, l’opera di Pietro Babina, autore, attore e regista di un’opera truculenta che non commuove, disgusta e basta. Disgusta sull’inclinazione alla violenza che forse fa parte dell’essere umano o che forse fa parte della vita stessa.

Anche molti animali, in fondo, si uccidono tra loro per cibarsi E sopravvivere. Quello che però sgomenta nello spettacolo di Babina è l’inutile e ostinata ritualità della macellazione, dove violenza e oscenità sono tutt’uno.

Come se uccidere non bastasse e occorresse accompagnare il sacrificio con lo scherno e la brutalità che la razza animale non conosce.

PIETRO BABINA, MACELLO (C) CLAUDIA MARINI
PIETRO BABINA, MACELLO (C) CLAUDIA MARINI

Stivali e tuta bianca indosso, Babina interpreta un macellaio molto lontano dall’immaginario comune, pacioso e rubicondo. E’ un aguzzino nevrotico che lavora con precisione meticolosa e osserva attentamente le reazioni nei corpi delle bestie mentre vengono scaricate dai camion e condotte negli androni della morte.

Messe in fila, circondate dagli addetti ai lavori, stordite e sgozzate. La cavalla zoppa, la giovenca rimasta in vita per una palanca in meno, il toro riuscito a scappare che finisce in strada, scatenando il panico. Tanti altri animali sacrificati. Mucche, buoi e cavalli soprattutto.

PIETRO BABINA, MACELLO (C) CLAUDIA MARINI
PIETRO BABINA, MACELLO (C) CLAUDIA MARINI

I colpi di pistola sparati due volte durate lo spettacolo, il muggito dei bovini durante la mattanza e l’immagine finale della crocifissione. Come se Dio “avesse la puzza al naso” quando gli animali vengono uccisi e gli chiedono “Non ho forse un’anima anch’io?”.

Lo spettacolo, fuori abbonamento, fa parte del calendario della Stagione dei Teatri della società di produzione Ravenna Teatro.

Anna Cavallo

Adv
Adv
Adv
Back to top button