Cultura

Maia, mitologia: la dea che diede origine al mese di Maggio

Maia, l’antica Dea del fuoco e del risveglio della primavera da cui deriva il nome del mese di Maggio. Nel nuovo appuntamento della rubrica ClassicaMente, l’origine di Maius, così detto in quanto dedicato alla divinità latina dell’abbondanza simbolo della Grande Madre Terra.

Maia, la dea a cui fu dedicato Maggio: origine e culto

Dea Maia - Photo Credits: bimillenariogermanico.it
Dea Maia – Photo Credits: bimillenariogermanico.it

La figura della dea Maia  apparteneva a un’antica divinità della mitologia romana protettrice del risveglio primaverile e della fecondità. Madre del dio HermesMercurio – , figlia di Atlante, il titano che sorreggeva la volta celeste, e Pleione. La Dea Maia apparteneva alle Pleiadi; le sette sorelle e ninfe che, secondo la mitologia greca, furono tramutate in stelle da Zeus in seguito all’inseguimento del cacciatore Orione. All’interno della mitologia romana le si riconosce come Vergilie. Il nome da cui prende l’appellativo il mese di Maggio – Maius – deriva dalla Dea Maia in quanto, la festività a lei dedicata, si collocava il primo giorno del mese. Originariamente era anche nota come Bona Dea, la dea dei campi. Macrobio afferma che la compagna di Vulcano sarebbe proprio Maia: giustifica tale affermazione poiché il sacerdote del Dio Vulcano pare rivolgesse sacrifici alla Dea proprio calende di maggio.

La radice Ma, da cui origina il nome Maia, pare abbia due significati: il primo Madre e il secondo Maius, maggiore e abbondante. Il mese maggio, infatti, richiamava la pienezza della primavera; essendo la divinità protettrice della fertilità Maius, in questo caso inteso con l’accezione di aggettivo comparativo, richiamava quindi il concetto di abbondanza e buon auspicio. Ogni primo giorno di maggio i flamini del Dio Vulcano, le offrivano in sacrificio una scrofa gravida, in modo che anche la terra fosse colma di frutti. Tale sacrificio derivava dal fatto che Maia fosse moglie del Dio Vulcano che, secondo la religione romana, governava il fuoco. Pertanto fu rappresentata come Dea Madre, colei che governa i vulcani, e Dea del fuoco.

Differenze fra la Maia greca e la divinità romana

Secondo la mitologia greca, Maia era figlia di Atlante e Pleione, una ninfa ocenanina. Fu amata da Zeus e, da questa unione, nacque il Dio Hermes, Mercurio. Sembra fosse anche nutrice di Arcade da cui, in seguito, prese nome l’Arcadia: figlio della ninfa Callisto e del dio dell’Olimpo, Zeus. Dopo ave partorito Hermes, il dio morì; successivamente, resuscitò e si accoppiò con la Dea Madre. Proprio per queste ragioni Mercurio-Hermes possiede un lato infero ed era, a questo proposito, designato in qualità di psicopompo, ovvero, accompagnatore delle anime dei defunti. Tale funzione nella mitologia etrusca si attribuiva alle Lase: divinità femminili alate. In contrapposizione alla Lasa etrusca, Mercurio possedeva le ali ai piedi. Nel culto dell’antica Roma, Maia si identificò con una Dea italica anticamente preesistente, Maiesta o Maia. A differenza dei culti greci, qui la divinità pare fosse madre e moglie di Vulcano nonché governatrice del fuoco nella sua accezione distruttiva.

Mitologia latina: connessione con il Dio Fauno e la Dea Flora

Nella mitologia latina la divinità da cui originava il nome del mese di Maggio era, per lo più, invocata per i contratti agricoli, la fecondità e il bestiame. Maio è anche il nome dell’albero Maggio-ciondolo che fiorisce proprio a Maggio e prende il nome proprio dell’antica divinità, la Dea Maia, portatrice di doni. In seguito, si soprannominò ”albero della cuccagna”. Negli antichi culti, la Dea di Maggio, si connesse in seguito a Fauna, compagna di Fauno, alla Dea Flora e alla Bona Dea.

Stella Grillo

Foto in copertina: Dea Maia – Photo Credits: wikipedia

Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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