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Massimo D’Antona, così muore un grande guerriero per i diritti dei lavoratori

Massimo D’Antona , grande riformatore, docente universitario e consulente del ministero del lavoro, viene assassinato da un gruppo di terroristi che appaiono come killer sanguinari, le Nuove Brigate Rosse, il 20 maggio 1999. Entra nel mirino brigatista il professor D’antona dopo Ezio Tarantelli, Roberto Ruffilli e Marco Biagi, tutti uomini della Costituzione. D’Antona paga con la vita il suo impegno per migliorare le condizioni di lavoro e per ridurre le disuguaglianze.

Massimo D’Antona muore per mano terroristica a Roma il 20 maggio 1999, assassinato dalle Nuove Brigate Rosse

Massimo D'Antona omicidio
Omaggio a Massimo D’Antona

Massimo D’Antona muore per mano terroristica A Roma il 20 maggio 1999, assassinato dalle Nuove Brigate Rosse. Il professor D’Antona era docente universitario e consulente del ministero del lavoro. Quella mattina, come sempre, stava uscendo di casa dalla sua abitazione di via Salaria a Roma. Erano le 8 del mattino quando il consulente esce di casa per recarsi nel suo studio. Pochi metri dopo verso le 08:13 circa, viene fermato dal commando di brigatisti del quale facevano parte Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce. Questi ultimi erano nascosti all’interno di un furgone, appostatosi sul luogo del delitto già dalle 05:30 della mattina. Il loro piano di azione era stato studiato quattro giorni prima, posizionando due furgoni Nissan in via Salaria, due scooter che sarebbero serviti per la fuga e alcune biciclette.

Lo scrupoloso piano di Mario Galesi

I due avevano controllato scrupolosamente la strada, osservandola attraverso un piccolo foro fatto appositamente all’interno dei vetri. Le “staffette“, ovvero gli altri elementi del gruppo, si erano organizzati con finti telefoni, cerotti appositamente messi sulle dita per non lasciare le impronte e tutti muniti di cappelli e visiera o occhiali da vista per non essere riconosciuti. Vi sarà un testimone oculare che camminava sullo stesso marciapiede del professor D’Antona che spiegherà di aver visto un uomo e una donna che sembrava proprio stessero aspettando qualcuno.

Dopo qualche metro lo stesso vede estrarre direttamente la pistola e l’uomo che la estrae che continua a sparare, mentre il professore era già a terra. Nella ricostruzione dei fatti l’uomo che sparò fu Mario Galesi con una semiautomatica calibro 9×19 senza silenziatore. Fu svuotato completamente il caricatore sparando tutti i 9 colpi. Il colpevole si allontana a bordo di un motorino 50 verso via Basento, mentre la donna fuggirà a piedi verso via Salaria. D’antona è trasportato dai soccorsi al Policlinico Umberto I dove muore attorno alle ore 9 e 30.

La rivendicazione dalle Nuove Brigate Rosse

Poche ore dopo l’omicidio viene inviata la rivendicazione dalle Nuove Brigate Rosse che da anni colpiva uomini dello Stato e del lavoro:

“Il giorno 20 maggio 1999, A Roma, le Brigate Rosse per la costruzione del partito combattente hanno colpito massimo d’antona, consigliere legislativo del ministero del lavoro Bassolino e rappresentante dell’esecutivo al tavolo permanente del patto per l’occupazione e lo sviluppo. Con questa offensiva le Brigate Rosse per la costruzione del partito comunista combattente, riprendono l’iniziativa combattente, intervenendo nei nodi centrali  dello scontro Per lo sviluppo della guerra di classe di lunga durata, per la conquista del potere politico e l’instaurazione della dittatura del proletariato, portando l’attacco al progetto politico neo corporativo del patto per l’occupazione e lo sviluppo, quale aspetto centrale nella contraddizione classe stato, perno su cui l’equilibrio politico dominante intende procedere nell’attuazione di un processo di complessiva ristrutturazione e riforma economico sociale, di riadeguamento delle forme del dominio statuale, base politica interna del rinnovato Ruolo dell’Italia nelle politiche centrali dell’imperialismo.”

wikipedia

Muore un uomo da sempre devoto alla democrazia

In primo grado per l’omicidio sono rinviate a giudizio 17 persone, 10 per banda armata e 7 per banda armata e omicidio. Il gip Figliolia il 1 Marzo 2005 condanna all’ergastolo Cinzia Banelli e Laura Proietti. L’8 luglio 2005 sono condannati all’ergastolo anche Nadia Desdemona Lioce, Marco Mezzasalma e Roberto Morandi. Sono inflitte pene minori pari a 9 anni a Paolo Broccatelli e 9 anni e sei mesi a Diana Blefari Melazzi. Quattro anni e 8 mesi a Federica Saraceni, 5 anni a Simone Boccaccini e 5 anni e 6 mesi a Bruno di Giovannangelo.

L’11 novembre del 2016 la sala Raffaello di palazzo Vidoni è omaggiata e intitolata a Massimo D’Antona. Si ricorda un grande servitore dello Stato che ha portato a riforme imprescindibili per la formazione del nostro paese. Fu un grande guerriero dei nostri diritti fondamentali. Era un uomo che dedicò la vita alla tutela dei lavoratori e che ha pagato con la vita il suo schierarsi dalla parte dei più deboli. L’omicidio è progettato e portato a termine nell’anniversario della emanazione della legge 300 sullo statuto dei lavoratori.

Per l’anniversario dell’uccisione di D’Antona il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha deposto una corona in via Salaria. Viene così omaggiata la figura del professore da sempre devoto alla democrazia. D’Antona muore 11 anni dopo Roberto Ruffilli a Forlì e si riaccende la fiamma di un terrorismo che si pensava ormai sconfitto. L’omicidio avviene quando la sinistra del governo italiano, durante il conflitto nei Balcani, rischia di perdere consensi in vista delle elezioni. L’Italia vede vincere alle elezioni Ciampi, che segna un passaggio di disgregazione della vecchia politica italiana.

Sabrina Baiocco

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