Oggi Matteo Berrettini compie 24 anni ed è già stato in grado di raggiungere vette che erano state toccate solo dai grandi del tennis italiano. In occasione di questa ricorrenza, andiamo a ripercorrere una delle stagioni più importanti della storia tennistica nostrana, che ha avuto proprio lui come grande protagonista.

L’inizio difficile e il primo titolo a Budapest

Già due stagioni fa Matteo aveva dato prova del suo indiscusso talento, vincendo un titolo e passando dalla posizione 135 alla 52 del ranking ATP. Da quel punto in poi il suo percorso è tutto in salita verso l’Olimpo del tennis italiano. L’inizio di quell’anno è però fin troppo in salita, con il romano che nei primi tre mesi e mezzo addirittura perde tre posizioni. Viene infatti eliminato al primo turno di tutti i principali tornei iniziali del 2019, Australian Open, Indian Wells, Miami e Montecarlo.

Ma è proprio alla fine di quest’ultimo Master 1000 – vinto tra l’altro da uno storico Fognini – che la stagione e la carriera di Berrettini svoltano. Già nel torneo appena successivo, il 250 di Budapest, Matteo cambia volto e si aggiudica la finale contro Krajinovic, nonché il secondo titolo in carriera. Una settimana dopo è di nuovo lì, in finale a giocarsi la vittoria del torneo; dopo aver battuto Kohlschreiber e Bautista-Agut, arriva all’ultima partita dell’ATP di Monaco contro Garin, uno che sulla terra sa il fatto suo. Il cileno, infatti, si dimostra superiore e lo sconfigge al tie-break del terzo set.

Matteo Berrettini con il trofeo di Budapest
Matteo Berrettini con il trofeo di Budapest – Photo Credit: Getty Images

Il torneo successivo è uno dei più attesi da Matteo, ovvero gli Internazionali di Roma. Qui, da padrone di casa, riesce a sconfiggere Alexander Zverev al secondo turno, ma la partita dopo è costretto ad arrendersi a Schwartzman. La stanchezza dovuta a più impegni consecutivi non lo fa arrivare al 100% al Roland Garros e infatti viene eliminato al secondo turno da Casper Ruud. Chiusa la positiva stagione terraiola, si apre quella erbaiola, la quale si rivela essere possibilmente ancora migliore.

Il secondo titolo, Flushing Meadows e ATP Finals

A Stoccarda arriva in una migliore condizione fisica e batte gente del calibro di Kyrgios, Khachanov e Auger Aliassime, contro cui vince in finale, aggiudicandosi il suo terzo titolo. Ad Halle si ferma solamente in semifinale contro Goffin e a Wimbledon esce agli ottavi contro il padrone di casa nonché idolo da sempre, Roger Federer. Dopo i Championships Matteo si ferma per un mese a causa di un problema alla caviglia, che gli darà problemi anche al rientro; al Master di Cincinnati, infatti, perde al primo turno contro Londero, venendo eliminato. Berrettini ha così 15 giorni per prepararsi fisicamente e mentalmente per l’ultimo Slam della stagione, gli US Open, che sarà anche il più grande traguardo della sua carriera.

A New York, infatti, il romano vive due settimane incredibili, in cui esprime un livello di tennis da Top 10. I quarti di finale contro Gael Monfils sono specchio di ciò e la partita rientrerà tra le migliori dell’anno; cinque set conclusi alla fine di un tie-break in grado di regalare un’ampissima gamma di emozioni. In semifinale Nadal, futuro vincitore del torneo, è troppo forte e Berrettini viene eliminato, nonostante tutto con il sorriso sulle labbra. A quel punto Matteo è il numero 13 del mondo ed è da lì che parte una corsa forsennata verso le finali di Londra. A San Pietroburgo e Pechino male, ma al Master 1000 di Shanghai e al 500 di Vienna il romano si spinge fino alle semifinali ed entra in Top 10.

ATP Finals
Berrettini e Federer al termine del loro match alle ATP Finals di Londra – Photo Credit: Glyn KIRK / AFP

Nell’ultimo Master della stagione, a Parigi Bercy, perde al primo turno con Tsonga, ma grazie all’eliminazione ai quarti di Monfils strappa l’ottavo biglietto per Londra. Il sorteggio delle ATP Finals non va a suo vantaggio e Berrettini rientra nel girone infernale di Djokovic, Federer e Thiem. Contro il serbo e lo svizzero vede poco la pallina e perde entrambi i match 2-0; contro l’austriaco invece vince 7-6 6-3. Berrettini viene eliminato, ma con quella vittoria scrive un capitolo importante della storia tennistica italiana. Chiude così un’annata straordinaria coronata poi dal riconoscimento di giocatore più migliorato della stagione.

Un Berrettini da record e non solo

Di capitoli di storia scritti dal romano durante il 2019 effettivamente ce n’è stato più di uno. Per cominciare, con i due titoli conquistati a Budapest e Stoccarda è diventato il più giovane tennista italiano ad aver vinto tre titoli ATP. Con la semifinale di Flushing Meadows è diventato il primo giocatore a spingersi così avanti dopo che Barazzutti ci era riuscito 42 anni prima e il quarto di sempre a giocare una semifinale Slam dopo lo stesso Barazzutti, Panatta e Cecchinato. Con l’ottavo posto raggiunto a novembre diventa anche il terzo miglior italiano nella classifica all-time per best ranking; prima di lui Panatta, che nel ’76 arrivò addirittura quarto, e Barazzutti spintosi fino al settimo posto nel ’78.

Infine è stato il più giovane tennista italiano a raggiungere le finali ATP (il terzo di sempre), nonché unico giocatore della storia italiana a vincere una partita nella competizione. Una stagione da record, insomma, in un anno in cui tutto il movimento del tennis italiano ha brillato. Fabio Fognini, ad esempio, ha vissuto probabilmente la migliore stagione della sua carriera; con la vittoria a Montecarlo poi è diventato il primo italiano a vincere lì e il secondo dopo Panatta a vincere un Master 1000. Lo stesso Jannik Sinner ha giocato una delle migliori stagioni di sempre per un U-19.

Berrettini e Fognini
Berrettini e Fognini in Coppa Davis – Photo Credit: Getty Images

Tra gli innumerevoli record di precocità infranti dall’altoatesino nel 2019, c’è quello per essere stato il più giovane ad entrare in Top 100. E parlando di Top 100, questa stagione è stata quella che si è conclusa con il maggior numero di italiani tra i primi cento del mondo, otto. E oltre i già citati, altri di questi otto hanno avuto la migliore stagione della loro carriera. Lorenzo Sonego, Stefano Travaglia e Salvatore Caruso hanno giocato una grande stagione che li ha portati al loro Best ranking. Un trionfo non solo per loro ma per tutto il tennis italiano, dopo tanti anni sotto una luce veramente intensa.

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