La Corte di Cassazione ha assolto Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, dalle accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per il caso Open Arms. La sentenza, dopo cinque ore di camera di consiglio, ha respinto il ricorso contro l’assoluzione di primo grado presentato precedentemente dalla Procura di Palermo.
L’assoluzione di Matteo Salvini potrebbe creare un precedente?
I fatti risalgono all’agosto del 2019, quando Salvini impedì per 19 giorni lo sbarco di 147 migranti a Lampedusa. I soccorsi dalla ONG Open Arms, nel corso di tre diverse operazioni, sono riusciti a mettere in salvo i migranti. Matteo Salvini si affidò al decreto sicurezza bis che permetteva al governo di vietare lo sbarco per motivi di sicurezza nazionale. La situazione sulla nave, causa caldo, sovraffollamento e presenza di minori, degenerò rapidamente. Dopo la sentenza del 15 agosto, il TAR del Lazio permise all’imbarcazione di entrare in acque italiane. Inizialmente ai minori fu permesso di abbandonare la nave, ma lo sbarco effettivo avvenne il 20 agosto. La Procura di Palermo ha scelto di accelerare l’iter giudiziario tramite il ricorso per saltum, portando il caso direttamente alla Cassazione.
Matteo Salvini, in seguito all’esito, ha espresso il suo entusiasmo sui social sostenendo che “difendere i confini non è reato”. Le congratulazioni da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono arrivate in breve tempo. Ha dichiarato sui social che la sentenza “conferma un principio semplice e fondamentale: un ministro che difende i confini dell’Italia non commette un reato, ma svolge il proprio dovere”. I complimenti sono arrivati anche da Antonio Tajani, ministro degli Esteri, che ha manifestato soddisfazione per l’innocenza di Salvini. Il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, si è dimostrato preoccupato perché l’esito della sentenza potrebbe diventare un precedente futuro per trattenere le persone in mare. Angelo Bonelli, di Alleanza Versi Sinistra, ha condannato Matteo Salvini per aver sfruttato i migranti come strumento di propaganda, “non per difendere i confini dell’Italia”.
Stefania Cirillo





