La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella hanno depositato in Parlamento un decreto legislativo allarmante. L’atto normativo propone di sopprimere la figura delle Consigliere di Parità sul lavoro, una scelta che si propone come un significativo passo indietro per la tutela delle lavoratrici.
Il decreto depositato da Meloni e Roccella colpisce le lavoratrici, ma perché?
Il decreto legislativo depositato da Meloni e Roccella è preoccupante per la tutela delle lavoratrici, ma perché? Le Consigliere e/o i Consiglieri di Parità regionali e territoriali sono delle figure che si pongono come riferimento per le lavoratrici che subiscono discriminazioni. Inoltre, rappresentano uno dei pochi strumenti pubblici gratuiti a disposizione. Le Consigliere di Parità hanno il compito di individuare eventuali situazioni di discriminazioni che, in caso contrario, rimarrebbero impunite. Attraverso l’ascolto, il supporto, l’assistenza gratuita e la consulenza le lavoratrici hanno la possibilità di potersi affidare a un sistema attualmente capillare. Ciò significa che questa figura è indispensabile per prevenire molestie, discriminazioni o violenze, garantendo così un contesto lavorativo più sereno e sicuro.
Accentrare le seguenti funzioni a livello nazionale non solo complica l’accesso a una tutela concreta, ma andrebbe a indebolire un sistema consolidato nel tempo. Una scelta che inoltre si pone in profondo contrasto con le politiche recenti, come: a riforma sulla parità salariale e l’introduzione della certificazione della parità di genere nelle imprese. Contemporaneamente verrebbe meno la tempestività con la quale i problemi sopraindicati possono essere presentati. Il decreto legislativo giunge in un momento in cui, con una frequenza sempre maggiore, si evidenzia ancora una profonda disparità in ambito lavorativo. Sottrarre alle lavoratrici il principale strumento di prevenzione e tutela in un contesto quotidiano necessario indica un evidente desiderio di retrocessione.
Secondo il decreto perché queste figure dovrebbero essere abolite?
La ragione esternata come motivazione è stata definire le figure poco efficaci. Come è possibile leggere nel decreto: «Per quanto concerne le discriminazioni fondate sul genere, dai dati forniti i dalla rete delle Consigliere di parità si rilevano circa 2000 segnalazioni all’anno per quanto concerne le discriminazioni individuali [nell’ultimo triennio] e oltre 250 azioni collettive. Tali dati evidenziano, altresì la limitata capacità dell’attuale organizzazione di rispondere alle singole esigenze di tutela manifestate alle lavoratrici e ai datori di lavoro, dal momento che, a causa di risorse non adeguate alle funzioni da svolgere le Consigliere riescono a prendere in carico rispetto alle esigenze». Si ammette, quindi, che il sistema soffre per mancanza di risorse, ma invece di investire nel presidio si sceglie di smantellarlo. È un paradosso pericoloso: si cura la febbre rompendo il termometro.
La Segretaria confederale CGIL nazionale Lara Ghiglione definisce le Consigliere di Parità «essenziali per la tutela dei diritti delle lavoratrici e per il contrasto alle discriminazioni nel lavoro». Ghiglione sostiene inoltre che questa scelta «sottrarrebbe alle donne un presidio istituzionale fondamentale proprio mentre persistono disuguaglianze profonde nel mercato del lavoro». È questo l’aspetto preoccupante: oltre l’8 marzo, oltre il voler credere che non vi sia alcuna disparità di genere, la disuguaglianza esiste. Gli abusi, le discriminazioni e le violenze non sono supposizioni, ma fatti reali e quotidiani. Bisognerebbe rafforzare la tutela per le lavoratrici, non complicarla.
Stefania Cirillo




