La realizzazione di una moschea a Mestre sembrava procedere senza intoppi. Dopo anni di discussione sul progetto, era stata individuata anche l’area in cui sarebbe stata realizzata. La trattativa per l’apertura, portata avanti dal portavoce della comunità bengalese di Mestre, Prince Howlader, insieme al sindaco uscente di Venezia, Luigi Brugnaro è sfociata in un presidio organizzato da Forza Nuova proprio contro la sua costruzione. Il progetto sembra trainare con sé ulteriori conseguenze politiche.
Opposizione contro una nuova moschea a Mestre: «Il nostro futuro non sarà islamico»
Il progetto di quella che viene definita moschea è in termini pratici un centro culturale in cui vi è la possibilità di pregare. La sua natura sembra ugualmente scuotere gli animi. Non solo il portavoce della comunità bengalese, Prince Howlader, è stato escluso dalla lista di Fratelli d’Italia per le comunali di maggio. Il programma ha portato i militanti di Forza nuova a presiedere davanti l’area in via Giustizia (zona individuata per la costruzione) con megafoni, striscioni e fumogeni. L’intento è stato quello di attaccare direttamente la comunità, così come Prince Howlader, definito da questi ultimi «italiano, dal diverso colore della pelle». Successivamente sono partite le critiche rivolte a Fratelli d’Italia per averlo candidato e, in aggiunta, per non essersi opposti alla creazione della moschea.
Rudi Favaro e Luca Leardini, coordinatori di Forza Nuova a Venezia e in Veneto, hanno affermato: «L’invasione islamica avanza indisturbata e strisciante, addirittura promossa da chi dice di difendere la patria». Favaro prosegue: «Questa non è una semplice struttura religiosa: è un avamposto dell’occupazione islamica sul nostro territorio. Fratelli d’Italia tradisce gli italiani fingendo di essere patrioti mentre apre le porte al radicamento islamico attraverso uno dei propri esponenti».
Anche l’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, si è esposta in merito alla vicenda. «Con noi al governo la moschea non vedrà mai la luce», ha affermato Cisint. Un progetto che potrebbe conferire un luogo idoneo alla preghiera è stato visto e trattato come un attacco all’identità e, come viene sottolineato, pare non essere in vendita. «Il nostro futuro non sarà islamico» ci tengono a ribadire. La situazione è obiettivamente tesa e sembra non essere giunta alla fine.
Stefania Cirillo





