Miguel Bosé e l’ex compagno Nacho Palau non sono più una coppia dal 2018, ma la battaglia legale per i quattro figli che hanno avuto continua.
Miguel Bosé: chi è l’ex compagno Nacho Palau
Nacho Palau è diventato famoso perché è stato per tanti anni il compagno di Miguel Bosè. Originario di Valencia, ha studiato l’arte della ceramica presso la Moncloa Ceramic School di Madrid. Diventato scultore, oggi le sue opere sono note in tutto il mondo. Per un periodo, ha collaborato con Daniel Perandrés, grande esperto di vernici e interior design. Nacho e il collega avevano anche una pagina Instagram molto seguita, ma oggi è stata oscurata, motivo che fa pensare alla fine del rapporto lavorativo.
Carriera a parte, molti conoscono Palau solo per la sua storia d’amore con Bosè. I due si sono follemente innamorati l’uno dell’altro nel 2011. Il sentimento che li univa era talmente forte che hanno deciso di mettere su famiglia. Hanno avuto quattro figli da madri surrogate: i gemelli Diego e Tadeo nel 2011, Ivo e Telmo nel 2013.
Il cantante ha la meglio sull’ex compagno, che aveva chiesto le due coppie di figli nate da madri surrogate fossero riconosciuti come fratelli. Al contrario Bosè vive solo con i due figli da lui concepiti e un tribunale gli ha dato ragione.
Miguel Bosé vince la causa contro l’ex compagno Ignacio Palau sui quattro figli. La corte Suprema spagnola ha dato ragione al cantante, di fatto confermando in toto le risoluzioni già emesse in primo grado e in appello, decidendo per il respingimento della richiesta dell’ex compagno di Bosè, Ignacio Palau, che voleva il riconoscimento dei quattro figli dell’ex coppia come fratelli fra di loro, di conseguenza come figli di entrambi. I quattro figli sono tuttavia nati da maternità surrogata, ma in due momenti separati, due dal cantante nel 2011, gli altri due dallo scultore sette mesi dopo.
La decisione presa dai giudici e tesa a negare sostanzialmente la richiesta di Palau ha avuto come motivazione principale il mancato legame biologico fra le due coppie di gemelli, elemento che alla fine ha prevalso sulla loro convivenza che era di fatto motivata dalla relazione tra i due genitori, conclusasi però nel 2018 dopo 26 anni, per giunta in un clima di poca serenità. La sentenza, nella sua parte finale, recita tuttavia che “il rigetto della presunta filiazione non priva i figli dei loro diritti né lede la loro identità in quanto non impedisce loro di mantenere legami con le persone con cui hanno stabilito una relazione affettiva”.





