Missoni, da sportivo a eccellenza del made in italy

Missoni, sinonimo di eleganza, gusto e fantasia è ambasciatore della moda made in Italy in tutto il mondo. Se Ottavio Missoni non avesse deciso di abbandonare la carriera sportiva per dedicarsi alla moda, il mondo, non avrebbe mai avuto l’onore di conoscere l’estro creativo della maison. Così come le sue fantasie a zig zag.Classe 1921, Ottavio nasce a Ragusa di Dalmazia, nell’allora regno di Jugoslavia. A sei anni si trasferisce con la famiglia a Zara, dove rimane fino al 1941. Amante dell’atletica leggera, vince ben otto titoli nazionali con la maglia azzurra e nel ’39 viene incoronato campione mondiale studentesco a Vienna e dopo la Seconda Guerra Mondiale partecipa alle Olimpiadi di Londra concludendo come finalista nei 400 a ostacoli.

In questa occasione la squadra indossa la tuta “Venjulia“, di sua ideazione. Esatto, l’amore tra la sartoria e Ottavio era già scoccata. Mentre si allenava per le Olimpiadi, decise di aprire un laboratorio per la realizzazione dei capi sportivi in lana, insieme all’amico Giorgio Oberweger.

Ottavio Missoni- Credits Pinteres
Ottavio Missoni- Credits Pinterest

Dalla produzione di bottega all’alta moda

La vera svolta arriva a Londra, durante i Giochi, la bella ereditiera Rosita Jelmini vide per la prima volta Ottavio mentre correva ai 400 metri. Tra i due è amore a prima vista. Cinque anni dopo si sposano. Due menti vivaci, allegre e fresche, pronte ad incanalare la loro creatività in qualcosa di nuovo e stravolgente. Rosita ha ereditato dalla famiglia l’interesse sfrenato per la moda e il gusto colto e raffinato per i tessuti. Ottavio è una mente geniale pronta ad esplodere. Hanno già a disposizione Rachel, un macchinario per la tessitura, – ed eccola qui l’intuizione che avrebbe rivoluzionato completamente la moda- usarla per creare abiti e maglieria. Dalla loro piccola impresa a Gallarate, fatta di accostamenti e colori inediti, la coppia ne ha fatta di strada. Nel 1967 arriva il primo vero debutto in società con la prima sfilata, a Palazzo Pitti; il palcoscenico della moda. Una sfilata che valse loro titoli di giornale come «una collezione da Crazy Horse». Le modelle di Missoni, pronte per la passerella, indossano però biancheria di cotone bianco. Era un problema, sotto le trasparenze delle creazioni Missoni la lingerie si sarebbe vista e, in questo modo, i capi non avrebbero trasmesso la loro lavorazione fine e sottile. Allora Rosita, decisa e tenace, opta per una mossa azzardatissima: chiede alle ragazze di sfilare senza reggiseno. Uno scandalo per i benpensanti, una rivoluzione per gli stilisti e i creativi.

Ottavio Missoni con modelle- Credits: Pinterest
Ottavio Missoni con modelle- Credits: Pinterest

Missoni, Vogue e l’America

Dian Vreeland, direttrice di Vogue America dal ’62 al ‘72, affascinata dai colori Missoni organizza un incontro a New York tra i Missoni e Stanley Marcus, proprietario di grandi magazzini americani, aprendo così le strade verso il Nuovo Mondo. Tra maglioncini a zig zag, pull in fil di lana e cotone, abiti lurex a frange e colori accesi, tutti amano la moda Missoni e non sanno resistergli. Gli anni Settanta furono il suo trampolino di lancio: arazzi colorati, patchwork e il famoso “put together“; mettere insieme fantasie di punti e colori. Nonostante il suo daltonismo, Ottavio, è riuscito a rivoluzionare il mondo della moda. Missoni era ed è tutt’oggi icona di eleganza e stile adatta solo alle persone che sanno prendersi con leggerezza e ironia.

Pomponio Annalisa

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