Cultura

Moravia, “Gli indifferenti”: la malattia dell’anima, la maschera della borghesia

Una ragazza, nel romanzo di Moravia, “Gli indifferenti“, riflette la sua immagine nello specchio: il dissidio interiore, la malattia dell’anima, che l’affligge, quell’indifferenza tipica borghese che la rende prigioniera della sua vita, scompare per un istante….

Moravia, “Gli indifferenti”: una strada “cieca” per la maturità

Alberto Moravia
Alberto Moravia-Credits: biografieonline.it

Nel romanzo, la protagonista Carla Ardengo, vittima, come il fratello Michele, del declino socio-economico dell’epoca, degli anni 30′, una realtà di cui non riesce a diventare l’attrice principale, una situazione che non riesce a comprendere, si rinchiude in sè stessa, nella sua stanza, ove le bambole, diventano, secondo la collettività comune, oggetti che si animano e prendono vita, simbolo della sua anima denotata da una forte femminilità. Nella stanza delle angosce, in questo spazio chiuso, la ragazza riflette la sua immagine nello specchio: legge nel suo animo tormentato, la flebile volizione di mutare la sua vita, di accettare in matrimonio l’amante Leo, per ricostruire il destino della sua esistenza e del fratello, che sembrano già scritti.

Moravia, con lo stratagemma dello specchio, emblema dell’anima della ragazza, vuole esteriorizzare il suo processo di maturazione: ma la scena successiva, smentisce il senso di maturità, in quanto Carla, giace nel letto, tra le lenzuola, nell’attesa dell’amante, che vorrebbe solo respingere, spaventata e con una forte nostalgia materna, prigioniera della sua immaturità; la ragazza diventa artefice del suo destino, sposando Leo, mostra l’estro della maturazione, che si spegne quando, ormai sposata, si nasconde dietro una maschera, quell’ipocrisia della borghesia, che ha sempre fronteggiato, ma di cui risulta vittima, vittima di una realtà che non riesce a vivere, rinchiusa nel suo animo, nel dramma dell’incomunicabilità esistenziale dell’epoca.

Moravia, “Gli indifferenti”: “il teatro delle marionette” e “la letteratura del vuoto”

Nel romanzo di Moravia, “Gli indifferenti“, i personaggi, prigionieri dei loro destini, vittime dell’indifferenza borghese, che li induce alla noia e all’insoddisfazione, giungono alla bassezza dei compromessi, per donare un senso alla loro esistenza: i personaggi, non sono attori della loro vita, ma marionette che imitano i loro prototipi, ma non impongono le loro visioni del mondo.

Intorno a uno dei personaggi centrali del romanzo, Mariagrazia, la madre di Carla e Michele, si incentra la commedia della società borghese: la donna è l’emblema della decadenza dei valori della società borghese, dell’ipocrisia, dei falsi valori e della vacuità della ricchezza materiale, simboleggiate da Leo; Benedetto Croce connota questo romanzo di Moravia, come “La letteratura del vuoto”, perchè anche la madre Mariagrazia, non reagisce, per la paura di fallire, al tradimento del compagno Leo, con la figlia, ma come ogni personaggio e come la borghesia dell’epoca, si rifugia nell’agiatezza, nell’ombra dell’indifferenza borghese, perdendo ogni legame con la realtà, ignara di ciò che le succede attorno, recita insulse parole, nel tentativo di salvarsi dall’inevitabile naufragio

Moravia, “Gli indifferenti”: l’arma dell’indifferenza

Nel romanzo, un altro ruolo centrale e significativo lo impersona Michele Ardengo, il fratello di Carla, che indotto dalla sua innata natura di ribellione alle convezioni borghesi e dalla volizione di cambiare il destino della sorella, nell’atto di far giustizia, mostra la sua pistola scarica verso Leo, l’espressione della società borghese: il ragazzo, non riuscendo a sfuggire, nè a dominare la situazione, agisce con l’arma dell’indifferenza, dimostrando la sua flebile volontà di mutamento.

Questa è “la letteratura del vuoto“, un romanzo ove i personaggi, sono privi di sentimenti, prigionieri dell’indifferenza, incapaci di vivere la realtà, proprio come la borghesia dell’epoca: un romanzo che rivela un mondo privo di purezza e autenticità, ove gli adulti si nascondo dietro la maschera dell’indifferenza, mentre i giovani, come Michele, vittima della malattia dell’indifferenza, tenta di alienarsi dal mondo ipocrita, ma nel suo romanzo la sua pistola, è un’arma scarica, è l’arma dell’indifferenza, per cui nel suo romanzo, la giustizia non ha scritto il suo verdetto per i suoi colpevoli.

Marina Lotito

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