«Sono sollevato che tutto questo sia finalmente finito. Ora posso tornare in Inghilterra per dire addio al mio amico». Con queste parole, pronunciate ai microfoni di Rolling Stone US, Roger Nores, amico del cantante Liam Payne, ha accolto la decisione della Corte d’Appello argentina di far cadere le accuse contro di lui e contro due dipendenti dell’hotel CasaSur di Palermo, Argentina, dove, il 16 ottobre scorso, l’ex membro degli One Direction è morto in circostanze sospette.

Gilda Martin ed Esteban Grassi, i dipendenti della struttura in cui si è consumata la tragedia, non avrebbero agito in modo negligente, né imprudente, nonostante i legali di Nores si siano mostrati piuttosto dubbiosi circa la loro scelta di riportare Payne nella sua camera quando, secondo diversi testimoni, sarebbe stato privo di sensi.

Liam Payne: scagionato l’amico Roger Nores

Liam Payne
Il cantante Liam Payne

Per i giudici, neanche Roger Nores avrebbe operato per «procurare e consumare alcolici» a Payne, né avrebbe potuto in alcun modo impedire i drammatici eventi di quella notte. Come si legge nella sentenza, la presenza del ragazzo al fianco di Liam avrebbe potenzialmente potuto ridurre i rischi per la vittima, ma non è possibile escludere che il cantante avrebbe comunque potuto mettere le mani su alcol e droghe «come spesso accade tra i tossicodipendenti, anche quando sono circondati dall’affetto della famiglia».

Secondo la Corte d’Appello, la responsabilità di Nores sarebbe equiparabile a quella della stessa famiglia di Payne. È stata infatti tirata in ballo una mail risalente ad agosto 2024, in cui il giovane avvisava il padre di Liam, dichiarandosi preoccupato per le condizioni di salute dell’amico. «La famiglia», si legge nel documento ufficiale, «non ha risposto all’e-mail in cui l’imputato esprimeva i suoi timori e segnalava di non poter gestire la situazione da solo».

Federica Checchia

Seguici su Google news