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Napoli, ragazza trans 19enne si suicida: “Un labirinto senza uscita”

Non poteva essere sè stessa, così ha deciso di non essere più. Chiara, trans 19enne di Napoli, si è tolta la vita in casa propria. Dopo aver lasciato gli studi a causa del bullismo in classe, era stata accolta in una comunità per minori a rischio. Tornata a casa chiede assistenza all’Asl: l’appuntamento è troppo lontano, ormai non può più aspettare.

Ragazza trans 19enne di Napoli “Non mi sento al sicuro”: il suicidio

Photocredit: lastampa.it

Chiara, ragazza transgender di Napoli, si è tolta la vita dopo anni di bullismo e di paura. Non accettata prima in famiglia e poi a scuola, aveva iniziato un percorso in una comunità dopo essersi ritirata dagli studi. Scriveva al Gay Center di Roma “A volte mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me. Io mi sento una donna, voglio riconoscermi, vestirmi da femmina e non da maschio. Mi sento in un labirinto senza uscita”. Ha lottato contro quello stesso labirinto per anni, ma alla fine ne è stata inghiottita. La sua famiglia non la accettava. Mentre lei era stata accolta in una comunità per minori a rischio anche loro avevano fatto un percorso psicologico. Tornata a casa dopo la comunità le cose però non erano cambiate: continuava a venire insultata e molestata per strada, viveva nella paura delle aggressioni. Era troppo per la giovane, che aveva chiesto aiuto all’Asl per ottenere supporto psicologico. Ma i tempi erano troppo lunghi, il 21 dicembre era troppo lontano per chi come Chiara stava aspettando da sempre. La ragazza si è tolta la vita in casa propria, mentre la madre era assente.

C’è ancora molta strada da fare per garantire a chi ne ha bisogno un’assistenza repentina e un effettivo allontanamento dagli aggressori. Chiara ha lottato per anni ma era ormai troppo fragile e stremata. Daniela Falanga dell’Arcigay di Napoli “Ho conosciuto Chiara e addolora che non possa più essere ascoltata da chi poteva aiutarla ancora. Al consultorio le era stata fornita una relazione psicodiagnostica con la richiesta di uno psicologo di base. Ma non tutto funziona come dovrebbe. I tempi dell’Asl sono purtroppo ancora lunghi. Un’attesa insostenibile, la figura dello psicologo di base in casi di estrema fragilità è fondamentale”.

Francesca De Fabrizio

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