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Aprile 21, 2021, mercoledì

NAS: controlli anti-Covid nei bar degli ospedali. 132 casi di irregolarità

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La salute del cittadino è il focus da tenere sempre ben in alto. E’ per questo che il Comitato Carabinieri per la Tutela della Salute, insieme al Ministero della Salute, ha realizzato, nel corso dell’attuale emergenza Covid, una campagna di controlli a livello nazionale presso tutti i bar e i servizi di ristoro posti all’interno di ospedali e presidi sanitari pubblici e privati. Luoghi, questi, che nascono per garantire una sicurezza troppo spesso messa in dubbio, e che nel bel mezzo di una pandemia – qualora non fosse ancora chiaro – è necessario garantire a tutti quei cittadini che fanno accesso a tali centri per la somministrazione di alimenti e bevande, sia in virtù della salubrità dei prodotti consumati, sia per la protezione da possibili contagi del virus.

NAS: 132 casi di irregolarità

Una mossa, quella dei NAS, che di scontato aveva solo i risultati. Gli interventi condotti negli ultimi giorni hanno infatti rilevato 132 casi di irregolarità tra le 382 attività commerciali ubicate all’interno delle strutture sanitarie: complessivamente, 10 titolari di bar sono stati deferiti alle Autorità giudiziarie per detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e per violazioni della disciplina sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre 128 sono stati sanzionati per violazioni amministrative e dunque sottoposti a multe pari a 125 mila euro.

Le irregolarità riguardavano, inoltre, l’inosservanza delle misure di contenimento epidemico: 17, in particolare, sono stati gli episodi in cui si è riscontrata la mancanza di attuazione delle attività preventive alla diffusione del Covid-19, tra cui l’apposizione di cartelli indicativi del numero massimo di individui ammessi nel bar e delle relative norme di comportamento; l’assenza di gel disinfettanti, nonché la scarsa – se non del tutto assente – esecuzione della pulizia e sanificazione dei locali. Gli ospedali, pubblici e privati, coinvolti sono quelli siti in Calabria, nelle provincie di Catanzaro e Cosenza, e nel comune di Paola (CS); a San Severo (FG), Sassari, Macomer (NU), Olbia, Narni (TR), Legnano (VR) e Novara. Nei casi più gravi – come quello di Pietro Ligure (SV) – è stato constatato il sovraffollamento di clienti nell’esercizio e gravi inadempienze alle restrizioni in materia contenimento; mentre due bar interni ai nosocomi di Cefalù (PA) e Licata (AG) sono stati sottoposti a provvedimenti sospensivi dell’attività di somministrazione.

Non sono mancate, altresì, sanzioni dovute alla carenza igienica degli ambienti di preparazione e vendita degli alimenti, dei quali spesso mancava l’indicazione degli allergeni presenti al loro interno – mettendo così a rischio i soggetti sensibili – e all’assenza di tracciabilità dei prodotti. I NAS hanno persino rilevato alimenti in stato di alterazione – invasi da muffe e scaduti di validità – e locali con sporcizia pregressa, specie per quel che riguarda i servizi igienici connotati di rubinetteria e sanitari ossidati e stratificazione di calcare. Nello stato di degrado constato sono stati, dunque, disposti ulteriori 2 provvedimenti di sospensione dell’attività, da parte dell’Autorità amministrativa, nei confronti dei presidi ospedalieri di Tricase (LE) e Tricarico (MT), per le gravi inadeguatezze strutturali e igienico-sanitarie, insieme ad un sequestro di oltre 5.500 confezioni e 200kg di prodotti alimentari irregolari.

Francesca Perrotta

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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