L’era digitale ha amplificato la credenza secondo cui tutto è un bisogno: dalle scorte in dispensa a possedere sette sfumature diverse dello stesso rossetto. Possono essere desideri, certo, ma non necessità. Tuttavia, i social sono diventati terreno fertile per diffondere questa convinzione e, in aggiunta, invogliare gli utenti a credere che un prodotto possa essere indispensabile. Il ruolo di molti influencer è proprio questo: indurre a credere di avere un bisogno o, quantomeno, mostrare quanto ne gioverebbe la tua esistenza con l’oggetto in questione. Il deinfluencing nasce come contrapposizione e vede i creators suggerire al pubblico cosa non comprare. Col tempo, però, quest’ultima pratica si è trasformata gradualmente in quello che possiamo definire un vero e proprio stile di vita.

Il deinfluencing di cui non sapevamo di avere bisogno (questa volta per davvero)

Anche se nel marketing un bisogno non può essere creato (ma individuato e soddisfatto), nel mondo social sì. Pur non avendo mai avuto bisogno di una borsa per l’ufficio perché preferisco lo zaino, continuo a vedere video in cui suggeriscono che quella borsa sia un, come si suole dire, «mai più senza». Ora, applicare questo pensiero innocente a prodotti più costosi può gravare concretamente sulle finanze. Diventa un circolo vizioso in cui, una volta dentro, è difficile uscire.

Per questa ragione il deinfluencing si pone come contrappeso estremamente utile, tanto da diventare uno stile di vita. È sempre più comune vedere creators che con onestà sconsigliano un prodotto piuttosto che un altro. Sebbene questo possa essere già interpretato come un ottimo punto di partenza, si sta diffondendo il “deinfluence me”, ma applicato alla vita di tutti i giorni. Prima di farsi prendere dall’affanno, convinti di non poterci far sfuggire nulla, è necessario riflettere e, come suggeriscono molti, prendere successivamente una decisione a freddo.

Il deinfluence me sta gradualmente mutando la sua importanza. Non è più solo una recensione negativa a un mascara o all’ultimo modello di scarpe, bensì una presa di posizione consapevole. È la scelta di riprendersi lo spazio (e il portafoglio) in un mondo che ci vorrebbe costantemente desiderosi di qualcosa che non abbiamo. Probabilmente l’unico vero bisogno di cui dovremmo riappropriarci è quello di saper dire di no, pur non essendo sempre facile. Difatti, in questo scenario emergono molte figure che si impegnano, anche attraverso la propria esperienza personale, ad aiutare il prossimo ad agire con più coscienza. Che si tratti di rinunciare all’ennesima borraccia termica di tendenza, declinare l’acquisto di un set di skincare miracoloso o semplicemente riscoprire quello che abbiamo già nell’armadio, ciò che conta è il risultato nel lungo periodo. Non sarà rapido o semplice, ma il deinfluencing può fare la differenza nelle nostre vite.

Stefania Cirillo