La rivista statunitense The Atlantic ha pubblicato un estratto di 107 Days (“107 Giorni”), il libro scritto dall’ex vicepresidente Kamala Harris dopo la campagna elettorale per le presidenziali del 2024. Lo scorso luglio, la politica era diventata la candidata del Partito Democratico alle elezioni, dopo il ritiro di Joe Biden.
Le pagine condivise evidenziano una critica -sottile, ma inequivocabile- al ritardo con cui l’allora presidente decise di abbandonare la corsa alla Casa Bianca. Secondo Harris, infatti, i membri del partito non seppero gestire la faccenda come una questione politica di estrema rilevanza: «“È una decisione di Joe e Jill”. Lo ripetevamo tutti, come un mantra, come se fossimo stati ipnotizzati. Era garbo o incoscienza? Col senno di poi, credo che fosse incoscienza».
Kamala Harris: «Biden era comunque più capace di giudizio di Trump»
L’ex vice scrive di esserei trovata in una posizione piuttosto scomoda; eventuali pressioni per il ritiro di Biden, infatti, avrebbero potuto essere interpretate come una forma di arrivismo personale. Sostiene, inoltre, che la propria sconfitta contro Donald Trump derivi in parte dall’atteggiamento ostile dei Democratici: «Il loro ragionamento era a somma zero: se lei brillava, lui era spento. Nessuno di loro aveva capito che se io facevo bene, lui faceva bene […]. La sua squadra non l’ha capito.»
Nelle settimane precedenti al suo ritiro, si è parlato molto dell declino psicofisico di Biden. Kamala Harris, tuttavia, spende parole rassicuranti per l’ex braccio destro di Barack Obama: «Nel suo giorno peggiore, era più profondamente informato, più capace di giudizio e molto più compassionevole di Donald Trump nei suoi giorni migliori. Ma a ottantuno anni, Joe si è stancato».
Federica Checchia





