Parte della filosofia di Nietzsche è dedicata ad una comprensione della totalità del reale, con annesse considerazioni sulla vita e la morte. Per comprendere il suo pensiero, è necessario tener conto di diversi concetti.

Nietzsche e l’Eterno Ritorno

Uno dei concetti da tenere a mente è quello dell’Eterno Ritorno.  Si tratta di una delle concezioni più radicali del pensiero di Nietzsche. Questa idea sostiene che, in un universo infinito, ogni evento e ogni situazione si ripeterebbero all’infinito in un ciclo eterno. Il tempo, ed in generale, l’intero universo, fanno parte dello stesso ciclo cosmico, e gli uomini sono parte integrante di questo ciclo. Le azioni scrivono l’eternità: ciò che si fa, sarà legato e comporrà indissolubilmente il presente, il passato, ed il futuro dell’intera esistenza. Tutto ciò che è accaduto, sta accadendo o accadrà, si ripeterebbe in un ciclo senza fine.

Nietzsche, Eterno ritorno - Photo Credits ilsuperuovo.it

Passato, presente e futuro diventerebbero dunque parte di una linea temporale circolare. L’universo, ciò che lo compone, nasceranno e periranno in un immortale e smisurato moto eterno, uguali a sé stessi. L’idea dell’Eterno Ritorno, viene argomentata nella sua opera Così parlò Zarathustra (1883), ma viene introdotta per la prima volta in La gaia scienza (1882).

Che faresti se un giorno o una notte un demone si introducesse di soppiatto nella tua solitudine più solitaria e ti dicesse: «Questa vita, quale la stai vivendo adesso e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte; e in essa non ci sarà niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e ogni sospiro e ogni cosa incredibilmente piccola e grande della tua vita dovrà per te ritornare, e tutto nello stesso ordine e successione – e così pure questo ragno e questo chiaro di luna tra gli alberi, e così anche questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta – e tu con essa, granello di polvere!»

La gaia scienza- aforisma 341

Amor Fati: accettare il nostro destino

Ogni momento viene dunque vissuto infinite volte, e questo impone per Nietzsche la responsabilità di creare una vita significativa e autentica e di accettare il peso della nostra esistenza. Nietzsche parla di ‘”amor fati“, ovvero, amore e accettazione del proprio destino. Egli sosteneva che dovremmo abbracciare completamente tutto ciò che ci accade nella vita, anche le difficoltà e le avversità, come se lo avessimo scelto volontariamente. Questa accettazione del destino avrebbe porterebbe ad una vita più significativa.

Secondo quest’idea dovremmo considerare ogni aspetto della vita come essenziale e intrinsecamente bello, compreso ciò che potremmo considerare negativo. Questo atteggiamento, ci permetterebbe di vivere in modo più appagante e di abbracciare pienamente la nostra esistenza.

La non esistenza di Dio, rende la vita umana priva di un senso. Per questo diviene necessario che l’uomo si elevi al di sopra della morale e della legge, per ritornare alla Terra ed alla perfetta amoralità della Natura. Questo non significa sconfinare nell’edonismo, nel piacere dannunziano e nella totale anarchia, piuttosto nella ripresa della vitalità e della forza individuale.

Nietzsche: la morte come redenzione

Per chi soffre in tal modo per sè stesso non v’ha altra redenzione che una pronta morte. La vostra sentenza, o giudici, dev’essere pietà e non vendetta. E quando uccidete state bene attenti di potere, voi stessi, giustificar la vita!

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, parte I, Del pallido delinquente

In Così parlò Zarathustra, Nietzsche parla del “pallido delinquente“, un tipo di individuo che è diventato debole, perché ha nascosto il suo desiderio di sangue per il silenzio della convenzione sociale, fino ad arrivare al crimine. L’uomo che è perfettamente consapevole della sua colpa: egli è provato dal suo crimine e desidera la propria morte. La malattia di cui soffre è quella sociale: è la conseguenza del male del nostro tempo, e il male che egli fa agli altri è il male sociale che fa del male a lui. Per questo individuo, l’unica redenzione è la morte, in quanto unico atto che restituisce dignità al suo gesto.

L’individuo che cerca di superare le restrizioni delle convenzioni sociali e della morale tradizionale per affermare la sua volontà di potenza e creare nuovi valori. Il pallido delinquente, presa coscienza di ciò, vuole perire per lasciare spazio all’avvento dell’ Oltreuomo. Nietzsche vede l’Oltreuomo come l’obiettivo dell’evoluzione umana, un individuo che è al di sopra dell’uomo comune che si conforma alle norme e alle convenzioni.

Potremmo dunque dedurre, che Nietzsche abbia una posizione a favore della pena di morte, essendo questa risoluzione del crimine del delinquente. Tuttavia, per il filosofo, non è tanto l’idea della redenzione a guidare la società nella pena di morte, quanto piuttosto, l’idea della punizione.

«Come è che ogni esecuzione ci offende più di un omicidio? È la freddezza dei giudici, sono i meticolosi preparativi, è il sapere che qui un uomo viene usato come mezzo per spaventarne altri

(Friedrich Nietzsche, Umano, troppo Umano)

Nietzsche non vuole rinnegare l’utilizzo della pena capitale, bensì riaffermarla in maniera sacrificale: occorre che ci sia accettazione da parte del delinquente.

La vostra uccisione, giudici, ha da essere compassione e non vendetta. Badate, nell’uccidere, di giustificare la vita! Non basta che vi conciliate con colui che uccidete. Il vostro cordoglio sia amore per il superuomo: così giustificherete il vostro restare in vita!

(Friedrich Nietzsche, Così Parlò Zarathustra, “Del pallido delinquente”)

Martina Capitani

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Ph:Nietzsche, Eterno ritorno – Photo Credits ilsuperuovo.it