Possiamo definire, al livello di pura critica cinematografica, le pellicole come Oldboy una sorta di scherzo postmoderno. Il film è una beffa dal gusto caustico che nel frattempo ci riempie nel frattempo gli occhi di estrema violenza, distribuita sapientemente sullo schermo al livello stilistico. Ma entriamo nello specifico.

La storia presenta vari livelli di narrazione, che si articolano attorno alle vicende del protagonista, imprigionato per anni senza conoscerne il motivo e liberato per scoprire cosa ha spinto il suo aguzzino a volersi vendicare di lui.
L’obiettivo del film è quello di tracciare una rappresentazione dell’abisso della nostra psiche, in cui l’irresistibile desiderio di un piacere proibito trova il suo sfogo morale nella spirale della vendetta come mezzo di auto-punizione.

Oldboy: la pellicola è il secondo capitolo di una trilogia

La Trilogia della Vendetta è una serie di film del regista sudcoreano Park Chan-wook, i cui film sono, nell’ordine: Mr. Vendetta, Oldboy e Lady Vendetta. Questi film, pregni di elementi post-moderni, rievocano in un clima di assoluta violenza quella che era l’antica moralità in vigore prima dell’avvento della legge. Sono pellicole di una raffinatezza abbagliante e al tempo stesso intrise di violenza, scenario perfetto in cui interviene il concetto di legge del taglione.
La legge non-scritta dell’Occhio per Occhio è infatti il filo conduttore di questa trilogia, nella quale però la linea della moralità è molto meno nitida di quanto un simile concetto presupporrebbe.

Mr. Vendetta - fonte: google Oldboy
Mr. Vendetta – fonte: google

Al tempo stesso, ritroviamo significativi rimandi alla cultura della Corea del Sud contemporanea, con immagini suggestive della sua natura globalizzata, materialistica e metropolitana. Il viaggio verso la vendetta, che inizia ironicamente con la pretesa di un quale restauro e bonifica dell’esistente. Tuttavia poi si confonde la linea che separa la vittima dal carnefice e si termina inevitabilmente con una perdita più profonda. Si tratta della perdita del sè, della propria stabilità personale fino a dubitare della propria stessa umanità.
I film mostrano come questa perdita di identità del sè umano si svolga nella trama, in cui il protagonista – cui impariamo al tempo stesso ad affezionarci – viene sempre più corroso dalla vendetta fino a rendersi un essere abietto.

Quale nota in più sulla trama:

Il film s’è consolidato il suo status di cult in maniera più o meno salda, al punto che Spike Lee ne ha fatto un reboot nel 2013. Tuttavia non è minimamente allo stesso livello della sua parte coreana.

Oldboy - fonte: google
Oldboy – fonte: google

Nel film il magistrale Choi Min-sik interpreta Dae-su, un ragazzo un po’ sregolato che una notte scopre di avere un nemico. Ma non finisce qui per lui, purtroppo. Il suo nemico, ancora sconociuto, sta per vendicarsi terribilmente per qualcosa che Dae-su non ricorda e per cui viene psicologicamente torturato fino alla fine del film, in cui si dispiega l’intreccio della trama.

La prima del film e è concentrata sul rapimento del protagonista. Una delle prime torture mentali del suo aguzzino, con cui lo vediamo punire Dae-su, è la prigione. Il nostro protagonista viene rinchiuso per un periodo di tempo molto lungo: quindici anni in una piccola stanza sottoterra.
Dae-su finalmente esce, e il come è uno spoiler che non me la sento di fare.

Ma soprattutto ci interessa cosa succede quando è fuori. Perché egli non è il fantasma catatonico e spezzato che potremmo aspettarci: è infuocato di rabbia e si è evoluto in una macchina della vendetta. Vediamo quindi un nuovo Dae-su, capace di tutto (incluso mangiare un polipo vivo, regaladoci uno dei più grandi momenti black-comic del cinema coreano). Da qui inizia un viaggio attraverso ogni lato più selvaggio e crudo dell’umanità. Sarà fondamentale la figura della giovane Mi-Do, giovane ragazza che si prenderà a cuore il nostro anti-eroe Dae-su. I due si incontrano nel primo luogo che il protagonista vede dopo la prigionia: un ristorante, appunto.

Oldboy - fonte: google
Oldboy – fonte: google

Le influenze culturali che hanno composto Oldboy:

In un’intervista del 2004, al regista Park Chan-wook è stato chiesto delle sue influenze. Insieme a “Shakespeare, Kafka, Dostoevsky, Balzac, Zola, Stendhal, Austin, Philip K. Dick, Zelazny e Vonnegut“, ha chiamato in causa anche Sofocle.

Sofocle è un celebre drammaturgo greco, caposaldo della Tragedia nella Grecia Antica. All’epoca, Park non aveva ancora girato il terzo capitolo della trilogia, Lady Vendetta (2005), ma aveva pianificato di farlo. Il film avrebbe seguito Mr. Vendetta (2002) e Oldboy (2003) per formare una trilogia che, come il ciclo di Edipo di Sofocle, poneva domande su etica e giustizia.

L’influenza del mito di Edipo:

Nell’assemblare questa “trilogia della vendetta“, il regista coreano si è impegnato consapevolmente nello studio della storia di quella forma antica di narrativa. C’è chi sostiene, sotto questo aspetto, che forse Eschilo potrebbe essere stato un riferimento più appropriato di Sofocle. Sebbene le opere teatrali di Sofocle come L’Edipo Re, L’Edipo al Colono e Antigone siano collegate dallo stesso autore, sono state composte e prodotte indipendentemente l’una dall’altra.

Hanno una discreta continuità narrativa e una correlazione nell’evolversi dello stesso gruppo di personaggi, ma potevano essere viste anche separatamente. Non come l’Orestea di Eschilo, che collega chiaramente le tre opere teatrali. L’Agamennone, Le Coefore e Le Eumenidi sono correlato in un’unità indissolubile, al punto che il professore di Studi Classici David Grene ha scritto che le tre opere teatrali sono come tre atti di un singolo macro-spettacolo tragico. Personalmente considero il paragone con Sofocle molto più azzeccato: in quanto le tre pellicole presentano sì una continuità interna, ma anch’esse sono visionabili separatamente.

Ispirato da un Manga:

Park Chan-wook ci ha regalato questo thriller incredibilmente perverso, ma anche la base da cui attinge non è da meno. Per la sceneggiature s’è infatti basato sul manga giapponese di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya, che è venuto a simboleggiare il genere “Asia Extreme”: una nuova frontiera della follia stravagantemente violenta.

Oldboy il manga - fonte: google
Oldboy il Manga – fonte: google

Partendo dal presupposto che il film ha molta più violenza e oscenità della sua controparte cartacea, le differenze tra film e manga sono varie e rendono le due opere molto diverse su vari aspetti. Innanzitutto le motivazioni dell’aguzzino di Dae-su sono molto differenti. In entrambi i casi il nostro protagonista barcolla nel buio fino alla fine, ma il dispiegamento dell’intreccio narrativo si conclude in maniere molto diverse. Ma andiamo nel dettaglio:

Dae-Su e Goto: due protagonisti diversi

Nel manga di Oldboy incontriamo Shinichi Goto che è un uomo di 35 anni, stato rilasciato improvvisamente da una prigione privata dopo un decennio. La prigionia è molto peggiore per sua controparte Dae-su: sembra più provato e più vecchio quando deve restare per quindici anni nella prigione. Park Chan Wook ha volutamente calcato la mano. Rispetto a Goto infatti, Dae-Su è notevolmente più vecchio e più usurato quando esce dalla cella.

Dae-su e Goto in Oldboy - immagine google
Dae-su e Goto in Oldboy – fonte: google

Anche molti altri personaggi hanno diversi ruoli, a partire da Mi-Do che non è presente nel Manga. C’è una ragazza che assume gli stessi ruoli nella vita del protagonista ma è totalmente diverso il rapporto che ha con gli altri personaggi della storia. Ma questo lo vedrete…

Due Oldboy, diversi e simili

Possiamo anche aggiungere che combattimenti sono meno brutali, e che le ragioni dell’antagonista per tormentare il nostro eroe solitario sono quasi interamente psicologiche e non basate su una contorta storia segreta che è invece fulcro del film. Nonostante ciò, le due opere hanno ancora un aspetto stranamente simile. Le Scene di Park di strade anguste nelle periferie urbane, gli squallidi bar dal gusto noir e luci al neon fumose nella scenografia sono incredibilmente evocative. Oltreutto rimandano a quelle di Shinjuku Golden Town, il quartiere della vita reale in cui si svolge il manga Oldboy.

Nessuna lotta finale sensazionale:

Il momento caratteristico del film di Park Chan Wook, la scena d’azione mozzafiato che riempie il petto mentre si sciolgono i nodi del film – è completamente assente nel manga originale. Questo perchè il manga, ripeto, non è così violento. In effetti, l’intera fuga di Goto dall’edificio della prigione privata è molto meno selvaggia. Nel film ci deliziamo di una piano-sequenza dalla brutalità inaudita, come sempre presentataci con un’eleganza figlia di una gran padronanza di tecnica filmica. C’è sì una colluttazione iniziale con il carceriere, ma non ci sono denti che volano, pugnalate e nessuna rissa di uno contro dieci.


Questo perchè uno è un racconto di sanguinosa vendetta, mentre l’altro è un gioco più lungo – un hard-boiled di una storia di mistero, suspense e rancore senza risposta soddisfacente.

In conclusione:

Quindi alla fine, Park Chan Wook ha creato una spettacolare nuova interpretazione che cattura con successo lo stile e parte della storia dell’originale, ma il suo intento è stato marcatamente, malvagio.

Questo è in realtà abbastanza soddisfacente. Significa che sia la pellicola che il manga sono opere solide, avvincenti e piene di suspense, ma per ragioni completamente diverse.
Questo ci lascia con la domanda: qual è il migliore?
La risposta è ovvia: è sbagliata la domanda.

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