Omosessualità e pederastia, concetti presenti nel mondo greco che, tuttavia, non hanno la stessa valenza semantica nel mondo di oggi. Nel nuovo appuntamento della rubrica ClassicaMente, un’analisi sul modello pedagogico pederastico retaggio di un’antica paidéia greca.
Omosessualità e pederastia in Grecia, fra pedagogia e mitologia

Quando si parla di Omosessualità nel mondo antico, spesso, si accosta il termine Pederastia. Tuttavia, nella visione greca, tutto ciò che concerne la sessualità ha una connotazione profondamente differente rispetto a quella odierna. La pederastia greca si riferisce a tutt’altra concezione semantica: la sua etimologia deriva dal termine greco “paiderastia”-παιδεραστία, sostantivo astratto di genere grammaticale femminile. Paiderastês è un termine composto da παῖς – pàis – “ragazzo” o “fanciullo”, ed εραστής – erastès – “amante”. Si noti come da pais derivi anche paidéia, il cui significato del termine è educazione: nella Grecia antica, infatti, denotava il modello pedagogico in vigore ad Atene nel V secolo a.C.
La pederastia differisce dall’omosessualità nella sua semantica in quanto, la prima, si riferisce al rapporto fra un uomo adulto, ovvero l‘erastès, e un adolescente: l’eròmenos, ovvero l’amato di sesso maschile, per legge doveva avere più di 12 anni. La pederastia greca non aveva alcun legame con l’omosessualità; era il simbolo della crescita etica e culturale che un giovane adolescente percorreva sotto la guida di un adulto. Il rapporto pederastico fra amante e amato era un rito di iniziazione vero e proprio: il giovane, infatti, si formava su ogni fronte; educazione, formazione ed istruzione compresa quella sessuale ed erotica.
Il mito dell’androgino nel Simposio di Platone: i figli del Sole, della Terra e della Luna
La figura dell’androgino appare nella cultura europea grazie al Simposio di Platone. Nel discorso di Aristofane si afferma come questo genere, non fosse figlio del Sole come tutti gli uomini e nemmeno figlio della Terra come le donne, ma figlio della Luna che partecipa alla natura di entrambi. Durante il dialogo con gli altri commensali, Aristofane, cita uno dei passi discorsivi più celebri del Simposio, il celebre Mito dell’androgino. In principio gli esseri umani erano mostruosi e potenti. Ogni individuo era formato, a sua volta, da due individui uniti per la schiena, con la testa in comune avente due volti. I sessi erano tre: femminile, formato da due donne; maschile, da due uomini; androgino, costituito da un uomo e una donna. Questi ultimi sfidarono Zeus: per diminuire la loro potenza li fece tagliare in due. Da allora ognuno di loro è destinato alla ricerca della propria metà in modo tale da ricomporre l’unità originaria. Quelli che derivano dagli androgini sono eterosessuali, in quanto l’uomo cerca la donna e viceversa; coloro i quali derivano dagli altri sessi sono omosessuali
Omosessualità e pederastia: la critica di Platone agli aspetti meramente carnali
Tuttavia, nella Grecia antica, l’unico rapporto omosessuale accettato era proprio quello pederastico fra un allievo e il proprio educatore. Platone, infatti, criticava il mero aspetto carnale rispettandone invece il risvolto educativo. Nel Fedro, uno dei dialoghi più noti del filosofo, Platone afferma come la pederastia fra i Greci fosse da considerare un legame emotivo che poteva essere sia sessuale sia vissuto in castità tra un ragazzo e un uomo adulto esterno al proprio nucleo familiare d’origine. Nonostante l’ammissione di questo aspetto, Platone criticherà aspramente i rapporti sessuali all’interno di una relazione pederastica, considerandoli brutali e vergognosi. La proposta educativa del filosofo ateniese prevedeva invece che, l’amore degli amanti per i giovani, fosse scevro da eventuali intimità; in questo modo si promuoveva la reciproca ammirazione delle virtù interiori, passaggio obbligatorio poiché, tale atto, faceva giungere all’amore della virtù stessa intesa nella sua più ampia accezione astratta e generale.
Il modello pedagogico greco e la pederastia nella società
La relazioni pederastiche erano tutt’altro che facili. L’allievo doveva accertarsi che le intenzioni dell’eventuale maestro fossero serie; mentre l’erastès, a sua volta, doveva provare di non essere attratto esclusivamente dalla bellezza fisica dell’amato. Una volta raggiunta la maggiore età l’eròmenos cambiava il proprio ruolo: lo scopo era proprio fornire un’educazione in modo tale che, il giovane, potesse avere un proprio ruolo nella società. La pederastia era una vera e propria forma di pedagogia: i greci, infatti, non possedevano un termine che indicasse un concetto ampio come la sessualità; ciò che esisteva era il concetto di virilità, quindi combattere nelle battaglie, partecipare alla vita politica e avere un’attività sessuale. L’erastès attua un processo educativo verso l’eròmenos educando il giovane in tutti gli ambiti salienti della società. Un vero e proprio retaggio assolutamente distante dalla pedofilia, termine spesso confuso con le relazioni pederastiche. La pederastia si estinse tramite un decreto dell’imperatore Giustiniano I; successivamente, chiuse anche altre istituzione come i Giochi olimpici antichi e l’Accademia di Atene, istituita proprio da Platone.
Omosessualità nell’Antica Roma, differenze con la Grecia
Le relazioni fra un uomo adulto e un fanciullo nell’Antica Roma risultano invece differenti. Un uomo poteva approfittare della sua posizione sociale, chiedendo favori sessuali a giovani inferiori nello status sociale d’appartenenza. I partner sessuali del cittadino romano erano gli schiavi e i liberti, la cui relazione poteva esistere solo con i loro padroni o ex-padroni. Per un patrizio, cittadino romano abbiente, era immorale avere rapporti sessuali con un adolescente di buona famiglia. Dunque i cittadini romani potevano avere rapporti omosessuali ma non pederasti. Tacito, fra i più grandi storiografi della letteratura latina, attaccava la pederastia e i mores greci costituiti da “gymnasia et otia et turpes amores” (“palestre, ozi e amori inconfessabili”).
Stella Grillo
Foto in copertina: studiarapido.it





