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Omotransfobia: perchè parlare della proposta di legge ha i suoi lati positivi. Una riflessione personale

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Credetemi. Di proposte di legge in Parlamento se ne fanno di tutti i tipi. L’ultima che mi è capitata tra le mani faceva riferimento alla commercializzazione della bava di lumache. Ho sgranato gli occhi. Suppongo anche voi.

Questo per dire che rimango sempre esterrefatta di fronte alle polemiche di ogni tipo che nascono di fronte a quelle proposte di legge che possono portare un risultato concreto. In questo caso mi riferisco al cosiddetto DDL Zan sull’Omotransfobia. Piccolo chiarimento: il testo che sarà effettivamente in discussione è la summa di più proposte di legge sul tema, accorpate al testo di Zan, considerato il fulcro di base.

Un provvedimento urgente?

Molti sostengono di non comprendere l’urgenza che spinge l’iter del provvedimento: è vero, in fase post-pandemia i problemi economici e sociali sono tanti, e le urgenze ben altre. Dunque non siamo qui a sostenere che la proposta di legge sia una priorità assoluta. Proviamo solo a ragionare – senza pretese scientifiche e sulla base di una riflessione personale – su quello che è l’impatto che può avere sul “comune sentire” della società.

Si tratta di una proposta semplice e lineare, che va a modificare – anzi, ampliare – l’applicazione di alcuni articoli del Codice Penale. In aggiunta si amplifica anche il raggio d’azione della cosiddetta “Legge Mancino”, il perno su cui si fonda tutta la legislazione antidiscriminatoria del Paese. In soldoni si va ad aggiungere, a quelle che sono le discriminazioni basate su razza, religione, e credi vari, anche quelle legate a sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere. Ovviamente questi sono gli elementi chiave: tra le altre cose si propone anche l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.

Vi dirò, a me questa legge piace. Mi piace perché inserisce nel lessico normativo e giuridico tante parole nuove. Ci aiuta a guardarle non più solo come delle mere etichette, come dei compartimenti stagni di classificazione. Credo davvero che parlare in un testo normativo di questione come il genere, l’identità sessuale, la transfobia sia davvero un passo da gigante in un Paese come il nostro, a volte ancora troppo bigotto, chiuso, restio a parlare liberamente di certi temi.

Critiche e proposte di modifica

Chiariamoci: sulla proposta Zan esistono numerose posizioni contrastanti. Prevedibile quella dei vescovi della Conferenza Episcopale Italiana (che, vi dirò, forse non hanno mostrato neppure una chiusura abissale, eh! Oppure l’hanno ben celata dietro ben congeniate perplessità). Più inaspettata quella femminista, proveniente dalle fila di “Se non ora quando”, dove ad essere contestato è l’uso della parola genere: si ritiene infatti che non debba propendersi per una trasformazione in senso neutrale, bensì tenere comunque distinte le identità uomo-donna.

Per non parlare dell’ostruzionismo emendativo da parte della destra, che pur di dare fastidio si è inventata modifiche a favore della tutela di chi ha poca igiene personale o di chi soffre di calvizia – chapeau per la creatività!

Uno dei principali problemi sollevati sulla proposta rimane il labile confine tra espressione di una opinione e reato vero e proprio. Su questo impulso tra gli emendamenti è apparsa la cosiddetta “clausola salva idee”, di natura bipartisan. In tal modo si intende non considerare tra i reati di omotransfobia e misoginia tutto ciò che possa rientrare nella “libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio e alla violenza”.

Il peso delle parole

Detto questo, lungi da me dire se le critiche siano giuste o sbagliate, così come pure le proposte emendative: le riporto ad onor di cronaca. La mia vuole essere solo una breve riflessione, uno spunto. Mi trovo in quel flusso di pensiero per cui ritengo che sia fondamentale “che se ne parli, pure male, ma che lo si faccia”. Non mi lancio in nessun giudizio tecnico o di impatto giurisdizionale – credetemi, quando c’è di mezzo il codice penale, è facilissimo infognarsi.

Dico solo che trovo positivo l’emergere di un dibattito politico che ci parli di gender e di trans, quelli che troppo spesso e tristemente sono stati considerati “mostri della contemporaneità”. Signore, signori: parlare di qualcosa porta ad una sua normalizzazione – e attenzione! non in accezione negativa. Assorbiamo concetti nel dibattito quotidiano, li rendiamo comuni, cominciano ad essere familiari, magari inizieranno a non spaventare più. I cambiamenti, specialmente quelli legati alle parole che diamo a cose e fenomeni, non toccano solo la forma, ma sono concreta sostanza. 

Ecco il bello di questa proposta di legge: non toglierà di mezzo i vari gruppi del Family Day o i bigotti del Cenozoico culturale, ma di certo aiuterà un po’ di menti critiche a pensare ad una trasformazione, ad una accettazione di ciò che fino ad ora è stato considerato diverso.

Gli spunti di pensiero e riflessione non sono mai abbastanza. Ben vengano le provocazioni – volontarie e non – il dibattito, il confronto, anche il litigio ma purché sia sempre costruttivo e non sterile polemica.

Secondo me sono queste delle piccole, ma belle, rivoluzioni. Che mostrano che anche la politica sa avere una marcia in più.

Insomma, piccole vittorie BRAVE!

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