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Onward: oltre la magia recensione – La magia è fiducia, e viceversa

Quando si alza il sipario su Onward: oltre la magia, il film d’animazione Disney Pixar parte in sordina. Le ambientazioni fiabesche sono ben realizzate, il feeling evoca un ottimo mix di cultura nerd videoludica e da Dungeons and Dragons. Ma, all’inizio, non c’è molto altro di cui meravigliarsi davvero. Non è poi così insolita nemmeno la trasformazione del mondo medievaleggiante in un mondo moderno popolato da creature fantastiche. Ormai è il classico gioco dei contrasti, stavolta in salsa Disney. Funziona, senza dubbio, specialmente per i più piccoli (gli unicorni pazzi hanno strappato un sorriso anche a me, dai), ma non… stupisce. Manca di quella che definirei vera magia Disney. 

Proprio per questo rimarrete a bocca aperta e occhi lucidi quando tutto, lentamente, si trasformerà sotto ai vostri occhi. Quando i legami fra i personaggi si approfondiranno, quando la narrazione si dipanerà e le ambientazioni vi trasporteranno d’incanto da tutt’altra parte, rispetto a dove pensavate di star dirigendovi. Quando, insomma, capirete che forse dovevate solo fidarvi di Disney e credere nel suo incantesimo. Nella sua magia. 

Onward: oltre la magia recensione, i nuovi valori di Disney

Non è difficile trovare all’interno della trama di Onward tutto il campionario di valori classico di mamma Disney: con i suoi insegnamenti molti di noi sono cresciuti, e molti altri cresceranno ancora. Ma Onward fa di più, seguendo il percorso che i più recenti lungometraggi Pixar avevano iniziato a tracciare. Così, insieme ai vecchi, nuovi valori entrano a far parte del campionario di “lezioni” che Disney vuole regalare alle nuove generazioni… e alle vecchie, come in un corso di aggiornamento.

Onward: oltre la magia
Photo Credits: Web

Il giovane Ian Lightfoot è un elfo appena divenuto sedicenne. Facciamo presto conoscenza con la sua famiglia, composta da sua madre e da suo fratello Barley, nonché da un simpatico draghetto domestico. Il padre di Ian e Barley è invece deceduto da diversi anni, prima che Ian nascesse, quando Barley era solo un bambino. Il tema della perdita è da sempre uno dei preferiti Disney e Pixar, capace di far comprendere nel migliore dei modi il valore di ciò che abbiamo e che non vogliamo sparisca.

Ma ecco che la prima importantissima variazione del valore ha luogo, dal momento che Ian, a differenza di altri come Simba del Re Leone o, per citare un film più recente, Hiro di Big Hero 6, non ha mai conosciuto il padre che ha perso. Più che perdita, quindi, la sua è una vera e propria assenza, un vuoto fisico che diventa dell’anima. Circondato di foto, registrazioni vocali e ricordi del padre, Ian cerca disperatamente di colmare quel vuoto, che lo fa sentire incompleto. 

I tanti volti della sofferenza

Diversamente dal fratello, Barley, che ha invece sviluppato una personalità più completa. Grande conoscitore della storia magica del mondo in cui vivono, che ha preferito la più semplice tecnologia alle formule e gli incantesimi, Barley si mostra sempre forte, rumoroso, chiassoso, ma mai privo di amore e rispetto per la madre e il fratellino Ian. Ecco allora emergere una seconda differenza nei topoi Disney (nessuna battuta con Topolino per favore) e dell’animazione in generale: la sofferenza della perdita ha infatti reso Barley più forte, ma senza togliergli la capacità di provare empatia. Non è, quindi, il classico fratello dark e misterioso dei film che siamo abituati a vedere. Ma piuttosto una figura ben diversa, accudente e amorevole, fin troppo estroversa. Che ha deciso di affogare il dolore con quanti più sentimenti possibile.

Onward: oltre la magia
Photo Credits: Web

Perciò, quando scopre insieme con Ian che il padre prima di morire aveva studiato antiche formule magiche per ideare un incantesimo che lo facesse ritornare in vita per un giorno, tenta invano di metterle in pratica. Ma sarà Ian, invece, a riuscire nell’impresa, anche se potremmo dire… solo a metà. Dopo aver infatti riportato sulla terra solo la metà inferiore del padre, dal bacino in giù, i due avranno 24 ore per completare l’incantesimo e riportare il padre nella sua interezza in vita.

La magia è fiducia, e viceversa

Il film, dunque, consiste in un viaggio, tanto fisico quanto metaforico. I due fratelli elfi dovranno attraversare lo spazio che li separa dalla loro meta scoprendo reciprocamente il vero valore del legame che li unisce. Il loro sarà però anche un viaggio attraverso il tempo, atto a comprendere quanto sia importante che la magia, sebbene non sia più il motore principale che muove il loro mondo moderno, non vada dimenticata. Cosa significa, però, “magia” per noi spettatori? La mia personalissima traduzione è che, per il mondo di Onward, la magia è fiducia, e viceversa. Fiducia in sé stessi, fiducia nel proprio potere di fare cose che, a una prima occhiata, sembrano impossibili. Ma anche fiducia nel prossimo, e nella sua influenza nelle nostre vite. La magia, come la fiducia, è difficile da apprendere, e basta poco per dissiparla. Ma se le darete il giusto valore vi porterà ovunque vogliate. 

Onward: oltre la magia
Photo Credits: Web

Mi sono fidato di Disney e di Pixar, e sono andato oltre. Oltre la magia, oltre l’incipit apparentemente un po’ banale della pellicola, scoprendo di non essermi sbagliato nel farlo: Onward non mi ha deluso. Tutto si trasforma nell’incedere del film verso l’inaspettata conclusione, tanto i personaggi e la loro psicologia, quanto le ambientazioni e il modo in cui noi e loro le vivono e le attraversano. E quando poi, alla fine, le cose non tornano al posto che avevamo pronosticato per loro all’inizio, comprendiamo il vero valore del film Disney, l’inatteso messaggio che Ian e Barley ci raccontano: la magia non può tutto. La fiducia, invece, sì.

Non ho parlato di aspetti tecnici o artistici, ma non credo serva dire, ancora una volta, che Disney ha ormai raggiunto la perfezione tanto nell’esecuzione quanto nella pianificazione. Vi prego, però, di fare attenzione in particolare ai capelli del protagonista Ian: sono incredibili per quanto risultano realistici.

Onward: oltre la magia è un film che non mi aspettavo di lodare così tanto. In uscita in un momento storico difficile, apparentemente scolastico, per quel che emerge dai trailer, tanto nei valori che comunica quanto nel tema generale che propone, richiede agli spettatori un pizzico di fiducia in più. Capacità di credere in qualcosa che vada oltre, come suggerisce il titolo, per sorprenderci con una profondità inaspettata. Più che commuovere, come si limitano a fare molte produzioni recenti anche Disney Pixar, far riflettere. Riflettere su chi siamo e chi vogliamo diventare, sul nostro retaggio e su chi ci vuole davvero bene: su cosa possiamo fare per loro davvero, ogni giorno. Senza bisogno di essere necessariamente “magici”. Ma solo, più semplicemente, di “esserci”.

Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.
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