Opec+, il taglio alla produzione di petrolio e l’aumento del costo dei carburanti

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Di Stefano Delle Cave

L‘Opec+ ha deciso di tagliare di olte un milione di barili la produzione giornaliera di petrolio da maggio fino alla fine dell’anno. La conseguenza sarà un aumento dei prezzi dei carburanti che colpirà i consumatori. La mossa dell’Opec+ non piace all’Unione europea che ha parlato di mercato artificiale. Nel frattempo il presso del greggio è già salito a 84 dollari a barile con un rialzo del 5% mentre è previsto anche un aumento del costo del gas.

I tagli di Opec+ e il contraccolpo sui mercati

L'Opec+ ha tagliato la produzione di petrolio, fonte headtopics.com
Opec+, fonte headtopics.com

Una misura precauzionale per salvaguardare la stabilità del mercato del petrolio“. Cosi, come si legge su Tg24.sky.it, il ministro dell’energia dell’Arabia Saudita aveva commentato la decisione di tagliare la produzione di petrolio di 500 mila barili al giorno. A questo si deve aggiungere il passo indietro di altri paesi Opec + come Iraq, Emirati arabi uniti Oman, e le decisioni della Russia con il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che ha annunciato tagli, come si legge su tg24.sky.it, “nell’interesse dei mercati globali dell’energia”. È una mossa però che ha preso in contropiede gli analisti che invece si aspettavano un aumento dell’offerta e non una diminuzione ed un brusco aumento dei prezzi che potrebbero giungere, secondo diverse previsioni, ai 100 dollari al barile.

“I nuovi significativi tagli alla produzione di petrolio annunciati dai Paesi Opec+ arrivano in un periodo di maggiore incertezza per i mercati petroliferi globali e di preoccupazioni per le prospettive dell’economia mondiale. Le previsioni dell’Aie e di altre istituzioni competenti, che rappresentano sia i consumatori che i produttori, indicano che i mercati petroliferi globali sono già destinati a restringersi nella seconda metà del 2023, con la possibilità che emerga un sostanziale deficit di offerta”. È quanto, come si legge sul Corriere della Sera. fa sapere l’Aie, l’Agenzia Internazionale per l’Energia per cui “i nuovi tagli dell’Opec+ rischiano di esacerbare queste tensioni e di far salire i prezzi del petrolio in un momento in cui le forti pressioni inflazionistiche stanno danneggiando i consumatori vulnerabili di tutto il mondo, soprattutto nelle economie emergenti e in via di sviluppo”.

Una decisione che non piace all’Europa

Mentre i titoli delle compagnie petrolifere in borsa gongolano, i consumatori si troveranno di fronte a tagli dell’offerta di circa 1,66 milioni di barili al giorno che comporteranno un drastico aumento del costo dei carburanti e del gas già risalito quasi a 50 euro al megawatt/ora. La decisione di Opec+ non piace ovviamente all’Europa. “Coloro che controllano i combustibili fossili stanno giocando. Vedono che i prezzi stanno scendendo perché la domanda sta diminuendo, e allora producono di meno per aumentare i prezzi”, ha affermato, come si legge su Il fatto quotidiano, il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton. Quest’ultimo, in vista di questo “mercato artificiale”, auspica per l’Ue il raggiungimento al più presto dell”autonomia energetica “ muovendosi con il nucleare e accelerando la decarbonizzazione.

Stefano Delle Cave

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