L’assetto economico è, per sua natura, suscettibile a diversi fattori. Muta in base al contesto geopolitico, storico e altresì scientifico. Dunque, era prevedibile che l’introduzione dell‘intelligenza artificiale avrebbe influenzato le fondamenta della stessa. È il sito ufficiale di OpenAI a spiegare il fenomeno e il conseguente impatto che quest’ultimo ha sul lavoro, sulla vita e sull’intero sistema fiscale.

Lo riferisce OpenAI: con l’intelligenza artificiale l’economia è destinata a cambiare

OpenAI, l’azienda che si occupa di ricerca e sviluppo dell’intelligenza artificiale, ribadisce in primo luogo l’elevato numero di utenti che utilizza i loro strumenti tecnologici. ChatGPT conta la ricezione di oltre 2,5 miliardi di messaggi, si cui oltre 330 milioni solo dagli Stati Uniti (dati riportati nel 2025). L’utilizzo di strumenti analoghi porta indubbiamente a vantaggi su più fronti, da quello lavorativo a quello scolastico. E se da un lato gli effetti positivi iniziano a mostrarsi, dall’altro si insinuano anche quelli legativi. L’azienda, come riporta Euronews, sostiene che le IA ben presto diventeranno più intelligenti degli esseri umani.

Quali sono le idee proposte dall’azienda?

Questo, dunque, come può cambiare il mondo? In merito a ciò, OpenAI ha sollecitato i governi a rivalutare e a riprogrammare le fondamenta dell’economia e, simultaneamente, ha presentato alcune idee in un documento programmatico: “Industrial Policy for the Intelligence Age: Ideas to Keep People First”. Tra le prime idee suggerite vi è quella di creare un fondo patrimoniale pubblico. Quest’ultimo consentirebbe a tutti i cittadini di partecipare attivamente alla crescita economia guidata dall’IA. Il fondo, quindi, potrebbe investire su attività differenti individuando non solo le aziende dell’intelligenza artificiale in crescita, ma anche le imprese che sfruttano queste tecnologie.

La società ha poi aggiunto che sarebbe doveroso fissare una settimana lavorativa ridotta a quattro giorni, proprio per compensare l’aumento di produttività generato dall’uso dell’IA, pur mantenendo il medesimo salario. Le idee, tuttavia, non finiscono qui. Gli esperti hanno proposto una modernizzazione del sistema fiscale statunitense, suggerendo di spostare il carico fiscale dai redditi da lavoro a quelli societari e alle plusvalenze. Il cambio consentirebbe una protezione migliore da una possibile flusso di perdite di posti legate dall’impiego dell’IA. Un altro suggerimento riguarda i sistemi di welfare, come pensioni e accesso all’assistenza sanitaria, trasformandoli in «conti portabili». In questo modo sarebbero questi ultimi a seguire le persone nei cambi di lavoro o tra settori diversi.

L’impatto sul mercato del lavoro è inevitabile

In ragione di quanto riportato sopra, è evidente che OpenAI stia avanzando proposte per l’imitare il più possibile l’impatto che la crescita dell’intelligenza artificiale avrà sul mercato del lavoro. Pertanto, in un modo in cui sempre più lavori tradizionali vengono sostituiti dagli strumenti tecnologici, Elon Musk di xAI e Sam Altman di OpenAI ritengono che un reddito di base universale sia necessario. Altri invece, come Jensen Huang di Nvidia ed Eric Yuan di Zoom, supportano la settimana lavorativa ridotta.

Nel seguente scenario vi è anche Dario Amodei, CEO di Anthropic, che ha firmato un saggio in cui avverte che l’IA superintelligente sia estremamente difficile da controllare. Pertanto, l’idea che possa essere introdotta rappresenta una «ricetta per un pericolo esistenziale». Amodei, inoltre, a chiesto l’introduzione di leggi sulla trasparenza che obblighino le aziende dell’IA a rendere pubbliche le modalità con cui indirizzano il comportamento dei loro modelli.

Stefania Cirillo