Tentare di riassumere in poche righe la storia e la carriera di Ornella Vanoni è semplicemente impossibile. La cantante milanese, scomparsa ieri sera all’età di novantuno anni, ha vissuto più di una vita, e ogni fase del suo percorso è costellata da una serie di brani e album iconici, che rispecchiano perfettamente la sua personalità sfaccettata e complessa.
Elegante, ma sfacciata, profonda, ma incredibilmente ironica e autoironica, Ornella aveva una voce calda ed estremamente riconoscibile, e una capacità interpretativa che le ha reso permesso di spaziare tra i generi e, soprattutto negli ultimi anni, di confrontarsi con nuove generazioni di artisti, da Colapesce e Dimartino a Elisa, fino al suo prediletto, Mahmood.
Ornella Vanoni, dal teatro ai ritmi Brasiliani
Successi come Ma mi intrecciano teatro e musica, dando vita all’eroina tragica che guarda e canta il mondo della mala senza farne effettivamente parte. Altri, come Tristezza (Perché mi guardi così?), adattamento italiano di un brano brasiliano, mettono in contatto il suo timbro morbido e avvolgente con la saudade e l’energia malinconica di un Paese che, artisticamente parlando, è diventato la sua seconda patria. Un Brasile che torna a più riprese, nella sua discografica: impossibile non citare La voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria, incisa con Toquinho e Vinícius de Moraes.
Tra “belvate” ed emancipazione femminile
Rossetto e Cioccolato, canzone anni Novanta diventata un cult, e invece una lezione di ironia e sensualità, apparentemente leggera, ma dotata di una forte componente femminista. L’appuntamento, versione italiana del brano di Roberto Carlos, racconta tutta l’euforia e la paura di un amore in rampa di lancio, un desiderio che avvolge, mentre l’attesa si fa carica di aspettative e timori. Il pezzo, reso famoso a livello internazionale dal film Ocean’s Twelve, è associato negli ultimi anni al programma Belve del quale è diventato la sigla. Dopotutto Ornella, anch’essa ospite di Francesca Fagnani, ha sempre avuto in sé quel graffio che è il simbolo della trasmissione e di un certo modo di affrontare la vita.
Ornella Vanoni, artista “Senza Fine”
Tra i suoi capolavori assoluti, c’è naturalmente Senza fine, scritta per lei da Gino Paoli e ispirata alla loro storia d’amore, tormentata e burrascosa, ma incredibilmente intensa e, a modo suo, infinita. Nel proprio repertorio, Ornella aveva anche un altro brano, intitolato La musica è finita, firmato da Umberto Bindi e Franco Califano. Un classico della canzone italiana intriso di nostalgia, e un titolo che, oggi più che mai, appare profetico. Eppure, nonostante Ornella Vanoni non sia più qui a farci sorridere con il suo umorismo pungente e disinibito, la sua voce continuerà a emozionarci per sempre, grazie a un lascito artistico di immenso valore. L’essere umano, dopotutto, non è eterno, ma la musica non finisce mai per davvero.
Federica Checchia





