
Dopo molti anni di assenza, Laura (Belén Rueda) torna nell’orfanotrofio che era stato la sua casa felice durante l’infanzia. Lo acquista, per farne una casa famiglia, e vi si trasferisce insieme al marito e al figlio adottivo Simón. Ma il vecchio palazzo di The Orphanage non è mai stato abbandonato dai bambini che furono per lei fratelli e sorelle, e sarà proprio il figlio di Laura a rivelarlo alla madre, senza però venire ascoltato.

“The Orphanage”: porte nascoste, grotte sommerse e forni dimenticati
È una lunga caccia al tesoro questo film del 2007 diretto dallo spagnolo Juan Antonio Bayona (The Impossible, A Monster Calls, Jurassic World – Il regno distrutto). Come abbiamo già visto con The Others, gli scenari iberici offrono atmosfere e location perfette per registi assetati di storie di fantasmi. L’orfanotrofio è infatti Palacio de Partaríu, nelle Asturie, non troppo lontano dal mare.
Dai suoi corridoi fino alla spiaggia vicina, il piccolo Simón verrà trascinato dai nuovi amici morti da tempo in una caccia al tesoro, cercando di coinvolgere anche i genitori. Ignorato, come spesso succede, scomparirà, inghiottito dal vecchio orfanotrofio. Nel disperato tentativo di ritrovarlo, Laura sarà costretta a giocare al suo posto e, guidata dai suoi vecchi amici, scoprirà luoghi che non aveva mai conosciuto, oltre ad orribili verità sul passato dell’amato orfanotrofio.

Ci sarà un remake?
Grande successo internazionale, proiettato a Cannes e vincitore di sei premi Goya, The Orphanage è considerato un horror sopra la media. La paura non rimane mai fine a se stessa, e si condensa in poche scene visivamente spaventose. Qualche anno fa si era parlato di un possibile remake prodotto da Guillermo del Toro, di cui oggi però non si sa più nulla. E questo forse è un bene: il film rimarrà quindi uno dei pochi esempi di horror in cui la paura si mescola magistralmente alla nostalgia e si dissolve infine in pianto.
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Manuela Famà





