Esteri

Pakistan: la giudice che abolì il test di verginità entra nella Corte Suprema

La massima commissione giudiziaria del Pakistan ha per la prima volta scelto una donna come membro della Corte Suprema. Si chiama Ayesha Malik, 55 anni, ed è colei grazie alla quale è stato abolito il certificato di verginità che in alcune regioni erano costrette a presentare le vittime di stupro.

In Pakistan per la prima volta una donna nella Corte Suprema

Ayesha Malik è da tempo un’importante giudice che ha iniziato nel corso del tempo lotte per garantire importanti diritti umani. Tra le iniziative portate avanti, le si riconosce di essere riuscita ad abolire il test di verginità per le vittime di stupro, obbligatorio in alcune regioni del Pakistan, per avere la possibilità di scagionare l’accusato. Una pratica senza alcun fondamento scientifico “che viene utilizzata per gettare sospetti sulla vittima, invece di concentrarsi sull’accusato e sulla violenza sessuale.”

Oggi Ayesha Malik entra nella storia in quanto è la prima donna a far parte della Corte Suprema scelta dalla massima commissione giudiziaria del paese. Una conquista è stata però faticosa, infatti la sua candidatura era stata rifiutata l’anno scorso dai 9 membri che compongono la commissione, riuscendo però ad ottenere la maggioranza di 5 voti quest’anno.

La notizia che non poteva passare inosservata e che è stata commentata ampiamente.
Troviamo su Twitter le parole di Maleeka Bokhari, segretario parlamentare per la legge e la giustizia, che scrive: “Un momento importante e determinante nel nostro Paese: una brillante avvocata e giudice è diventata la prima donna della Corte Suprema.”

A messaggi di compiacimento, che guardano alla nomina di Malik come un segno di progresso, in un paese in cui alcuni diritti non sono pienamente garantiti alle donne, e in cui c’è un’evidente discriminazioni di genere, troviamo anche chi si oppone alla decisione presa.
Infatti, un gruppo di avvocati hanno minacciato allo sciopero, convinti che l’elezione della donna viole le regole di anzianità.

C’è chi sceglie di guardare, più che alle questioni burocratiche, al significato che questa nomina potrebbe comportare per il Pakistan, come l’avvocato e attivista Nighat Dad che sul Guardian dichiara: “La nomina della giudice Ayesha Malik è una mossa storica per il nostro sistema giudiziario. Non è solo la prima volta che una donna ha una carica nella corte suprema nella storia del Pakistan, ma apre infinite possibilità alle altre donne in campo legale in un Paese in cui la violenza di genere è una realtà costante.”

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