Netanyahu ha scelto una rotta insolita per volare da Tel Aviv a New York, in vista del suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu e l’incontro con il presidente americano Donald Trump. L’aereo di Netanyahu , secondo quanto rivelato da Cnn, ha sorvolato l’intero Mediterraneo fino a Gibilterra, evitando Francia e Spagna, Paesi membri della Corte penale internazionale (Cpi), che lo scorso novembre ha emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti per presunti crimini di guerra e contro l’umanità.

Agli osservatori delle tratte aeree non è sfuggito però questa mattina un dettaglio rilevante: secondo quanto si evince dai dati di volo del “Wings of Zion”, l’aereo di Netanyahu avrebbe evitato per la prima volta di sorvolare i cieli di diversi Paesi europei. Se nelle precedenti occasioni la tratta Tel Aviv-East Cost americana era stata coperta sorvolando in pieno l’Italia e poi la Francia, prima della traversata dell’Oceano Atlantico, questa volta i piloti del premier hanno battuto una rotta diversa. Dopo il sorvolo della Grecia, l’aereo di Netanyahu è passato il minimo indispensabile sui cieli italiani – tra la Calabria e la Sardegna – poi ha fatto rotta verso sud così da evitare la Francia e la penisola iberica. Per arrivare all’Atlantico, ha utilizzato il corridoio aereo che passa sopra lo Stretto di Gibilterra che separa la Spagna dal Nordafrica. Secondo Haaretz, in questo modo il “Wings of Zion” deve percorrere ben 600 chilometri aggiuntivi rispetto alla rotta “tradizionale”.

Parigi aveva in realtà autorizzato il volo, secondo una fonte diplomatica francese, ma “alla fine hanno deciso di prendere un’altra rotta e non conosciamo il motivo”. L’ufficio del primo ministro israeliano non ha spiegato la scelta in via ufficiale, mentre in Israele alcuni media parlano di “ragioni tecniche” legate al maggiore consumo di carburante. Né Israele né Stati Uniti sono membri della Cpi.

Fuori dal protocollo diplomatico, molti osservatori concordano nel ritenere che quella di Netanyahu o del suo staff sia stata una mossa per evitare ogni possibile “incidente” legato all’esecuzione del mandato di cattura per crimini di guerra che pende su di lui da parte della Corte penale internazionale.