Pop Mart non sta più giocando solo con il collezionismo. Sta provando a occupare uno spazio molto più grande: quello dell’immaginario culturale della Gen Z globale. Con il secondo numero di Play/ground, il brand dietro il fenomeno virale Labubu alza l’asticella e firma un progetto editoriale che parla di futuro, ansia, desiderio e identità — senza sembrare un brand che “vuole parlare ai giovani”, ma come uno che ci vive dentro.
Pop Mart lancia il magazine Play/ground: Michelle Yeoh e Labubu in copertina per raccontare la youth culture globale
In copertina succede qualcosa che, sulla carta, non dovrebbe funzionare e invece funziona benissimo: Michelle Yeoh e Labubu insieme, fotografati come se fossero due icone della stessa mitologia contemporanea. Lei, premio Oscar e simbolo di eleganza radicale. Lui, pupazzo cult diventato totem emotivo per una generazione cresciuta tra meme, plush toy e collassi esistenziali.
Michelle Yeoh indossa un abito Moschino che sembra un sacco della spazzatura couture. Accanto a lei, una versione life-size di Labubu. Il set? Un playground a Montmartre, Parigi.
Il messaggio è chiaro: il futuro non è pulito, ordinato o rassicurante. È strano, ibrido, a volte tenero, a volte disturbante. Proprio come l’estetica Gen Z.
La scelta di Yeoh non è casuale: non è la “guest star” che strizza l’occhio ai giovani, ma una figura che rappresenta longevità, trasformazione e libertà di riscrivere la propria narrazione. Accanto a Labubu, diventa quasi una guida spirituale in un mondo post-certezze.
Play/ground non racconta il futuro: lo mette in discussione
Il cuore del magazine è una domanda semplice e scomoda: che cosa significa essere giovani oggi, quando il futuro è tutto tranne che promettente? Le pagine non offrono risposte facili. Piuttosto, collezionano visioni.
C’è chi immagina il 2050 partendo dalle paure di oggi. Chi analizza vent’anni di slang internet cinese come se fosse archeologia emotiva. Chi prova a visualizzare il proprio “future fit”, perché anche vestirsi è diventato un atto politico. E poi ci sono i creativi — designer, artisti, graphic thinker — che lavorano sul futuro non come trend, ma come linguaggio.
Perché Pop Mart sta facendo sul serio (e non solo per vendere)
Come spiegano i direttori creativi del progetto, Play/ground non serve a promuovere le IP più famose del brand. Serve a chiarire chi è Pop Mart, culturalmente parlando. Creatività, compagnia, auto-espressione: parole che potrebbero sembrare vuote, ma che qui diventano visive, tattili, stampate su carta.
In un’epoca dominata dallo scroll infinito, scegliere un magazine fisico è una presa di posizione. Non nostalgia fine a se stessa, ma desiderio di creare qualcosa che resti, che si possa strappare, appendere, collezionare. Come un poster. Come un oggetto emotivo.





