Il Parlamento approva l’impeachment contro Dina Boluarte: è stata rimossa con l’accusa di incapacità morale e fallimento nel fermare l’ondata di violenza e criminalità che attraversa il Paese.
Il Parlamento del Perù ha rimosso la presidente Dina Boluarte nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, dopo un procedimento di impeachment durato meno di ventiquattr’ore. L’iter, iniziato giovedì mattina, si è concluso poco dopo la mezzanotte: quattro mozioni di sfiducia sono state votate con ampia maggioranza — almeno 113 voti favorevoli su 130, ben oltre la soglia necessaria dei 87.
L’accusa formale: “incapacità morale permanente”, una formula ampia e controversa, usata più volte nella storia politica peruviana come strumento di rimozione. Le mozioni citavano motivazioni diverse: la gestione fallimentare della sicurezza interna, il suo presunto coinvolgimento nello scandalo degli orologi di lusso e l’assenza non giustificata di dieci giorni durante l’estate 2023 per un intervento di chirurgia estetica.
Una presidentessa rimasta sola in tutto il Perù, senza più alleati
Boluarte non si è presentata in Parlamento per difendersi. Secondo il suo avvocato, Juan Carlos Portugal, la convocazione è arrivata con un preavviso di soli cinquanta minuti, una violazione “palese del diritto di difesa”. Ma la velocità del voto segnala un dato politico più profondo: Boluarte non aveva più alcun sostegno, né da destra né da sinistra.
Anche i partiti che fino a pochi giorni fa la appoggiavano (Rinnovamento Popolare di Rafael López Aliaga e Forza Popolare di Keiko Fujimori) hanno votato per la rimozione. La mozione è stata approvata persino dai gruppi socialisti e progressisti, in un raro consenso trasversale che ha unito le fazioni più lontane del Congresso.
Dalla promessa di stabilità al crollo di consenso
Dina Boluarte era salita al potere nel dicembre 2022, dopo la destituzione del suo predecessore Pedro Castillo, accusato di aver tentato un colpo di Stato. Ex alleata di Castillo e membro del partito Perú Libre, di ispirazione socialista, era poi stata espulsa e aveva rapidamente spostato la propria linea verso la destra, cercando sostegno tra le élite economiche e militari.
Ma la strategia non ha pagato: secondo un sondaggio di fine settembre, il 93% dei peruviani disapprovava il suo operato.
A pesare, oltre alla corruzione e alla repressione, è stata soprattutto la crisi della sicurezza. Negli ultimi anni il Perù ha registrato un drammatico aumento di omicidi e estorsioni, legati alla criminalità organizzata. Tra gennaio e agosto 2025 sono stati uccisi 180 autisti del trasporto pubblico, puniti per essersi rifiutati di pagare il pizzo.
Crimine, cultura pop e disordine sociale
La spirale di violenza ha toccato anche il mondo dello spettacolo. Il gruppo di cumbia Agua Marina è stato attaccato durante un concerto l’8 ottobre: cinque membri sono rimasti feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dal pubblico. È l’ennesimo episodio in una lunga serie di aggressioni contro band popolari: almeno tre musicisti sono stati uccisi negli ultimi mesi.
La simbologia di questi attacchi (colpire artisti popolari, volti della quotidianità) ha reso ancora più evidente la perdita di controllo dello Stato. In questo clima, la rimozione di Boluarte è apparsa a molti inevitabile, quasi liberatoria.
Le ombre del passato raccolto dalla presidentessa del Perù: la repressione e i morti delle proteste
Boluarte era già stata accusata di responsabilità diretta nella repressione delle manifestazioni esplose tra dicembre 2022 e marzo 2023. Durante queste proteste furono uccisi 50 manifestanti e un agente di polizia. Quelle immagini — militari che sparano a civili, feriti nelle strade di Puno e Ayacucho — hanno segnato in modo indelebile la sua presidenza.
Con la rimozione di Boluarte, il Perù cambia ancora presidente per la sesta volta in otto anni. Come previsto dalla Costituzione, José Jeri, presidente del Congresso unicamerale, ha giurato come capo di Stato ad interim. Le nuove elezioni sono fissate per aprile 2026, ma la possibilità di un ulteriore terremoto politico resta concreta. Il sistema politico peruviano sembra intrappolato in un ciclo di corruzione, sfiducia e destituzioni, dove nessun presidente riesce a durare più di due anni. Boluarte, nel tentativo di sopravvivere, aveva accettato compromessi con le destre e stretto legami con le forze armate — ma ha finito per perdere la fiducia di tutti.
Una crisi ricorrente: il Perù e la maledizione dell’instabilità
Oggi il Perù è un Paese attraversato da violenza diffusa e stanchezza democratica. L’impeachment non risolve la crisi, la sospende. E segna, ancora una volta, la distanza tra una classe politica autoreferenziale e una società civile sempre più sfiduciata. In un contesto in cui il crimine organizzato detta l’agenda e la politica si consuma tra scandali e destituzioni, la domanda resta la stessa: chi governa davvero il Perù?
Maria Paola Pizzonia





