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Prestigio sociale della maternità contro la denatalità: cosa ha detto Roccella

La ministra per la Famiglia, Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella torna a parlare di maternità contro la denatalità. All’evento del Sole 24 Ore in merito alla Qualità della vita 2022 Roccella dice che il problema di oggi non è solo quello economico, per cui la maternità toglie qualcosa alle persone gravide. Per Roccella infatti il problema è anche culturale e parla della necessità di recuperare il prestigio sociale della maternità.

La maternità ha un valore sociale? La risposta è sì, perché ha un valore per la collettività. Infatti con “valore sociale” si intende un’aspirazione o un desiderio collettivo in precise condizioni storiche e geografiche. In Italia la maternità ha un valore sociale, soprattutto se si tiene conto dei dati sulla denatalità, ma non è un valore sociale. Non per tutte le persone (per esempio le persone childfree). 

Il “prestigio sociale” viene accompagnato al concetto di maternità quasi fosse una professione privilegiata delle donne. Parlando di prestigio sociale infatti si immagina il valore che ha una persona per la collettività, come il lavoro negli ospedali piuttosto che in una catena di fast-food. La donna allora acquisisce valore, in questa immagine, solo se produce prole per la collettività. Ecco perché, dati Istat alla mano, anche recuperando il prestigio sociale della maternità l’Italia potrebbe non sconfiggere il fenomeno della denatalità. 

Contro la denatalità la ministra contrappone il prestigio sociale della maternità

Contro la denatalità la ministra Roccella vuole contrapporre il prestigio sociale della maternità. Lo ha dichiarato all’evento del Sole 24 Ore sulla Qualità della vita 2022, nella sezione “Natalità, giovani coppie e pari opportunità: tre sfide per l’Italia 2030”. 

Roccella ha un piccolo lapsus (portatore di una verità evidente) quando parla del rientro in carriera delle donne che hanno fatto richiesta della maternità. Parla della difficoltà di rientrare e recuperare il tempo “perso” per la propria carriera, correggendosi subito dopo e definendolo “tempo utilmente impiegato”. A partire da questo errore prende inizio la riflessione sul valore alla maternità

Cosa ha detto Roccella sul valore della maternità?

Secondo la ministra per la Natalità e le Pari opportunità “la maternità oggi non ha più valore sociale, sembra che sia solo una scelta privata e personale delle donne e dei genitori. Noi dobbiamo recuperare questo: il valore sociale della maternità e il prestigio culturale“. 

Quindi Roccella sottolinea come la maternità non dovrebbe essere considerata un impoverimento o una forma di mancanza di libertà delle donne. Questo passaggio però non avviene attraverso proposte di politiche di sostegno alla maternità, quanto più attraverso una richiesta di trasformazione culturale. La ministra ricorda, ma manca l’appiglio critico a questi dati, come il desiderio di avere figli nel corso del tempo sia rimasto inalterato, con le donne che dicono di volere figli ma poi non li fanno. Il “perché” è essenziale e definisce la responsabilità del fenomeno della denatalità.

Maternità - Photo Credits Projuventute.ch
Maternità – Photo Credits Projuventute.ch

Voglia di maternità/paternità: cosa dicono i dati

La denatalità ha poco a che fare con la voglia delle donne di maternità. È evidente dai dati presentati della stessa Roccella durante l’evento sulla Qualità della vita del Sole 24 Ore; in questo si ricorda come l’aspirazione personale della donna o della coppia è quella (per il 74%) di avere un figlio in futuro. I motivi per il quale non si fanno più figli sono invece l’instabilità economica e lavorativa (dati BVA Doxa ha indagato per Prénatal Retail Group).

Anche se il prestigio sociale della maternità è mantenuto in apparenza dal fatto che in molti credono che i figli siano importanti per il futuro del paese, sono di più quelli che credono non ci siano abbastanza sostegni alle famiglie. Questo è un deterrente per la natalità.

Interrogati in merito ai sostegni che potrebbero influire positivamente sulla natalità, gli intervistati hanno risposto (84%) con: lavoro flessibile, orario di lavoro ridotto, la settimana corta e altri sistemi che aiutino nella gestione del tempo. Questo perché i figli rappresentano un ostacolo alla carriera, un peso fisico ed economico che in molti casi viene portato solo dalle donne.

Prestigio sociale della maternità? Meglio parlare di genitorialità

La maternità è quindi ricercata, ma raramente ottenuta in Italia. Per questo il fenomeno della denatalità è così evidente nel nostro Paese. Parlare di prestigio sociale della maternità sposta però la responsabilità della denatalità dallo Stato al singolo individuo, nello specifico sulla donna afab.

Non si tratta di uno scontro tra maternità (donne) e denatalità (colpevole la carriera delle donne). L’attenzione dovrebbe essere posta sulla genitorialità, quella che condivide gli aspetti critici, le difficoltà, la gestione di cura della prole e della casa. Un passo concreto contro la denatalità potrebbe essere la condivisione della genitorialità, per esempio con politiche che coinvolgono anche l’uomo, come il congedo di paternità.

Roccella invece dice che la maternità ha perso valore culturale e sociale, che è diventata una questione privata. In questo modo sposta l’attenzione dal vero responsabile della denatalità: lo Stato. Non è il prestigio sociale o meno della maternità che pesa sulle donne a combattere la denatalità, ma la presenza di aiuti e sostegni a questa.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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