Calcio

Pro Vercelli: la resurrezione dalla tomba

L’arrembante rincorsa alla promozione in cadetteria sembra tingersi di un’insormontabilità solo apparente. Reduci dalle debacle con Pro Sesto ed Alessandria, le bianche casacche sono ora chiamate all’inversione di trend per sublimare la forte candidatura di favorita. La Pro Vercelli, in campo domani nel recupero col Livorno, ha l’immane opportunità di ridossarsi al Renate capolista.

Dalla sciatteria all’esame di maturità

Nonostante il deprecabile piazzamento finale della stagione 19/20, conclusasi con un misero tredicesimo posto, alte erano le aspettative di promozione per la stagione in itinere della formazione vercellese. La bocciatura di Alberto Gilardino in favore di Francesco Modesto sulla panchina piemontese si è rivelata la chiave di volta per la rinascita della Pro Vercelli.
L’impronta tattica portata dall’ex Palermo ha di fatto stravolto l’attitudine dell’intera squadra. Il tecnico calabrese ha ritrovato nel 3-4-3 l’ordine naturale di gioco per i suoi interpreti. La compostezza difensiva dettata dalla linea di centrali De Marino-Masi-Hristov è sublimata a seconda miglior reparto del torneo.

Il reparto offensivo -altresì- ha beneficiato dell’ingaggio estivo del classe ’99 Alessio Zerbin (di proprietà del Napoli) già autore di 4 reti e 5 assist. A beneficiarne in maniera rilevante sono le prestazioni di Rolando e Comi; arrivati rispettivamente a quota 6 e 5 reti in stagione, stravolgendo di gran lunga i numeri abitudinali delle passate annate.
Il terzo posto in classifica -dietro solo a Renate e Como- è dunque giustificato dalla forte carica di maturità e fiducia acquisita dai biancocrociati in virtù di un cammino tutt’altro che impervio.

Di vitale importanza per il proseguo sarà la gara interna di domani al ‘Piola‘ dove farà capolino un Livorno in piena emergenza. Mettere in referto i tre punti per valicare i passi falsi delle ultime uscite ed accaparrarsi un secondo posto che -ad oggi- sarebbe tutt’altro che immotivato.

La purezza della Pro Vercelli senza orpelli

L’albo d’oro del calcio italiano è capace di racchiudere epopee socio-culturali sotto forma di scudetto. Per questo viene faticoso anche solo immaginare l’aria irradiata da una sorta di euforia che avvolgeva la piazza vercellese nel primo ventennio novecentesco.
Sono ben 7 i campionati vinti tra il 1908 e il 1922 dalle bianche casacche. Moti perpetui che rivelano l’assenza a tratti ingiustificata della società dalla massima divisione dal lontano 1935. Un dato così anacronistico quanto paradossale per il nostro calcio.

Gaudenzio Ferrari, pittore figlio della Vercelli rinascimentale, tra il 1530 e il 1546 dipinse la solenne opera Cristo rinasce dalla tomba.


In questo quadro l’artista tende ad esaltare, tramite parabola cristiana, l’ostentazione di quella speranza atta a protrarsi anche negli avventi più negativi come, appunto, la morte. Questo stesso messaggio di trascendenza dalla morte si rispecchia nel corso degli eventi che gli eusebini hanno affrontato da quell’ultimo campionato vinto.

La riverberazione derivante dalla voglia di riscatto ultradecennale dei tifosi si rivede nei concetti di Ferrari: bisogna ostracizzare un passato recente buio voltando lo sguardo all’epopea araldica che tanto ha reso alla piazza.

Alessandro Rossi.

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